Un viaggio nella condizione umana più fragile quello proposto da Federico Zilio, ricercatore e docente presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università degli Studi di Padova, nel corso della presentazione del suo libro Persone oltre la mente. Neuroetica dei disordini della coscienza – Orthotes, 2024.
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«Le luci sono accese ma non c’è nessuno in casa», così di solito si descrivono i disordini della coscienza, quella particolare condizione legata ad esempio allo stato vegetativo in cui la persona non reagisce consapevolmente agli stimoli esterni.
«Il fatto che non ci sia una risposta non implica che dentro non ci sia una persona che ci ascolta» ha chiarito il docente mettendo comunque in guardia dalle radicalizzazioni di un dibattito che dalla dinamica di cura arriva a toccare tematiche come il fine vita.

«Abbiamo un’idea di persona umana fortemente legata al suo cervello, quasi che il corpo sia solo una periferica collegata tramite impulsi al cervello. – riflette il docente dell’Università di Padova – Una visione molto riduttiva, quasi che caduti questi impulsi cada anche la nostra idea di persona».
Bisogna tenere «la dignità della persona come bussola» ha esortato Zilio, per far emergere la complessità del tema a fronte di approcci ideologici a fronte di un contesto fortemente vulnerabile.
Fragile è il malato e fragili sono i suoi familiari – «non mi sembra più la persona che conoscevo» è una delle considerazioni più frequenti – ma fragili rischiano di esserlo anche coloro come i medici, gli Oss e gli infermieri a cui la responsabilità delle cure può causare fenomeni di burnout.

«Un vissuto di malattia che sconvolge, assale non solo la persona ma anche il nostro modo di approcciarci a lei» ha ricordato la professoressa Francesca Marin, coordinatrice del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza, nel suo dialogo con l’autore.
Una conversazione ricca di spunti di riflessione, in bilico tra le contraddizioni di una materia delicata, ma trattata in punta di piedi – «è l’approccio giusto: affrontare questioni di bioetica richiede il continuo mettersi in discussione pur avendo delle coordinate ma senza andare con piede pesante» ha efficacemente riassunto Federico Zilio – complice sicuramente anche l’esperienza diretta, familiare dell’Autore con la malattia del padre.
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