La città del Santo è stata scelta dalla Commissione Europea tra le cento città-pioniere per raggiungere la decarbonizzazione nel 2030. Il piano strategico prevede 14 macro azioni e 146 interventi specifici, coinvolgendo cittadini e istituzioni
Pubblichiamo un’intervista rilasciata da Matteo Mascia, Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza, al settimanale padovano la Difesa del Popolo a cura di Giovanni Sgobba con il titolo «Neutralità climatica tra sei anni: Padova ci prova. Firmato il Climate City Contract».
Non un patto, nemmeno un accordo. Ma un vero e proprio contratto, verrebbe da dire indissolubile, certamente che responsabilizza tutta la società civile. Nei confronti dell’Europa, ma soprattutto nel rispetto del futuro del pianeta, e il nostro. Lo scorso 13 settembre, il Comune di Padova ha ufficialmente presentato il Climate City Contract, un corposo documento programmatico con cui la città di Padova si prefigge di raggiungere la neutralità climatica entro il 2030.
A fine aprile 2022 la Commissione Europea ha incluso la città del Santo (unica in Veneto e tra le nove italiane) tra le cento città in Europa che tenteranno la sfida di bilanciare le emissioni di anidride carbonica e di gas serra di origine antropica con le emissioni riassorbite, da qui ai prossimi sei anni, e sensibilmente in anticipo rispetto l’obiettivo europeo del 2050.
Da questo riconoscimento si è arrivati al redigere un dettagliato piano strategico di decarbonizzazione, composto da 14 macro azioni strategiche (13 di mitigazione più una di adattamento), a loro volta composte da 146 azioni specifiche: «Il contratto arriva al termine di un lavoro iniziato con la redazione del Paesc (Piano d’azione per l’energia sostenibile e per il clima, ndr), approvato dal Consiglio comunale nel 2021, che ci ha permesso di essere scelti dalla Commissione Europea come città pioniere nel definire azioni che il resto d’Europa dovrà prendere a esempio nel percorso verso la neutralità climatica – ricorda Chiara Gallani, consigliera con delega alla neutralità climatica – Solo mettendo in atto le azioni e gli impegni sottoscritti con il Paesc nel primo anno di applicazione, tra il 2021 e il 2022, le emissioni in città si sono abbassate del 4 per cento».
Le 14 macro azioni vanno, per citarne alcune, dalla riqualificazione energetica di 6.770 tra edifici civili e industriali all’attivazione di impianti fotovoltaici e delle Comunità energetiche rinnovabili, passando per il progetto Smart, ovvero la ramificazione potenziata delle linee del tram che passeranno dai 10,5 chilometri ai 33,7 chilometri di tracciato, l’implementazione di bus e veicoli elettrici nel sistema di trasporto urbano, 240 chilometri di piste ciclabili (rispetto ai 190 chilometri attuali), il miglioramento della raccolta differenzia e la piantumazione di 35 mila alberi.
L’investimento è di 5,6 miliardi di euro (con un iniziale supporto di 20 milioni di euro da parte della Banca europea degli investimenti) e comprende i potenziali investimenti di tutto il territorio, quindi anche dei soggetti privati e degli stakeholders coinvolti. Trattandosi di una sfida non del Comune, ma dell’intera città, il Climate City Contract prevede degli appositi accordi da siglare con enti del territorio a dimostrazione dell’impegno collettivo.
A questa missione hanno al momento aderito in 36 tra Acegas, Acli, Appe, Csv, Fondazione Oic, Banca Etica, Interporto, ma l’invito è stringere, da qui in avanti, “strette di mano” con altri enti: «Questo è un passaggio molto importante – sottolinea Matteo Mascia, coordinatore del progetto Etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza – perché l’adesione al carbon neutral di questi soggetti rafforza ulteriormente il messaggio che l’impegno non è solo di una parte, ma di un’intera città. Credo che questo possa allontanare anche il rischio che un domani un’amministrazione poco sensibile all’argomento possa compiere passi indietro. Non possiamo cambiare strada, perché la strada è già segnata. Quello che ci viene chiesto è di ripensare alla forma della città, che non è solo urbanistica, ma è sociale, è abitativa, è relazionale». La macro azione più significativa è, infatti, una modalità di supporto tecnico ed economico, che viene definita “One Stop Shop”, rivolta a tutti coloro che vorranno realizzare interventi di riqualificazione energetica. L’aver coinvolto banche o gli istituti di credito all’interno del contratto va proprio nella direzione di rendere accessibili strumenti finanziari a tutti.
«È importante evidenziare una cosa sulla quale spesso si fa confusione – è l’attenzione di Andrea Ragona, assessore all’Ambiente – Quello che presentiamo è un piano per la neutralità climatica e per la decarbonizzazione, non è quindi legato al tema dello smog perché sono due temi diversi. O meglio, spesso le fonti emissive combaciano nei due casi, ma non sempre. Un auto a metano emette gas climalteranti ma non emette pm10, altre auto o caldaie emettono entrambe le cose. Se piantare alberi è importante per la neutralità climatica, è un’azione quasi residuale contro lo smog. Mentre per quest’ultimo si deve agire quasi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni e a livello territoriale, per la neutralità climatica si può lavorare sulle compensazioni». La rotta è tracciata, da qui ai prossimi quattro mesi la Commissione Europea vaglierà il documento e se idoneo conferirà a Padova il marchio di climate neutral: «Mi piace credere che assieme a Urbs Picta, Padova possa essere riconosciuta come città impegnata per il clima – conclude Chiara Gallani – Sarà importante la comunicazione, rendere partecipi i cittadini, coinvolgerli. La consapevolezza, secondo diversi studi, incide per il 7 per cento sulle emissioni. Parlarne fa parte della nostra salvezza».
Orizzonti
Oltre a Padova, le altre città italiane inserite nella missione “100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030” sono Bergamo, Bologna, Milano, Prato, Roma, Torino, Firenze e Parma, queste ultime due le prime in Italia a veder approvato il contratto a inizio 2024. Padova ha iniziato il proprio percorso già nel 1999 con l’adozione del Penco, il piano energetico comune, cui ha fatto seguito il piano di efficienza energetica nel 2004 e il Paes, il piano d’azione per l’energia sostenibile con orizzonte al 2020.
