«Non abbassiamo la guardia»: l’ecologia integrale e il Green Deal come risposta alle crisi globali

don Marco Pagniello

don Marco Pagniello

Presidente Caritas Italiana.

Annalisa Corrado

Annalisa Corrado

Europarlamentare.

Beatrice Moro

Beatrice Moro

ECCO think tank.

Jacopo Bencini

Jacopo Bencini

Ricercatore su clima e diplomazia internazionale, presidente dal 2024 di Italian Climate Network. Già assessore nel comune di Pontassieve, è impegnato nella transizione ecologica.

Andrea Stocchiero

Andrea Stocchiero

Policy officer presso la Focsiv e coordinatore di ricerca nel CeSPI.

L’attualità politica, interna ed estera, è la vera protagonista dell’evento speciale “Ecologia integrale alla prova dei fatti: che fine sta facendo il Green Deal?” che conclude il 5° Corso nazionale di formazione “Verso l’ecologia integrale” promosso da Fondazione Lanza con Caritas Italiana e Focsiv, recuperando l’incontro con Annalisa Corrado, eurodeputata e componente della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo.

«Non dobbiamo abbassare la guardia» è l’esortazione rivolta da don Marco Pagniello, direttore Caritas italiana, ai corsisti. «Non dobbiamo abbassare la guardia in un momento così complesso e su una questione che ci sta molto a cuore come la strategia di crescita dell’Unione Europea che mira a trasformare l’Europa in un’economia moderna, efficiente, giusta e sostenibile. Credere nell’Europa vuol dire affrontare insieme le sfide, poter scegliere insieme, poter dare come Paesi europei le priorità per noi necessarie e non andare a traino di nessun altro».

Quando è stato lanciato il Green Deal, nel 2019, ci si erano dati obiettivi ambiziosi: ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e raggiungere la completa neutralità climatica entro il 2050, aumentare la produzione di energia rinnovabile, sviluppare l’economia circolare e per farlo si stimava una mole di investimenti di circa 1000 miliardi di euro in un decennio.

Meno di dieci anni dopo, più che la fattibilità è la popolarità stessa del Piano ad essere stata messa in discussione, minata da crisi economica e geopolitica che hanno finito per accentuare paure e dubbi nell’opinione pubblica.

«È una grande bugia quella che i fatti che stanno succedendo in questo momento siano slegati dal Green Deal. – mette subito in chiaro Annalisa Corrado – È una grande menzogna che serve per rallentare il Green Deal, per consolidare un modello antico che però, purtroppo, ha manifestato tutti i suoi fallimenti dal punto di vista economico, sociale, geopolitico».

Ci si illude, insomma, che sia possibile tornare ad un rassicurante passato, ignorando come i cambiamenti intercorsi negli ultimi anni tanto al nostro modello di produzione, di sviluppo quanto sociale siano in larga parte irreversibili.

«Il Green Deal è una grande strategia industriale, economica e anche sociale che l’Europa ha giustamente costruito, non solo per preservare le condizioni nel pianeta ma perché l’essere umano possa continuare a prosperare come ha fatto fino adesso». Prosperità, l’Eurodeputata tocca il punto centrale della questione: non può esistere benessere, verrebbe da dire, se non è condiviso e perché lo diventi bisogna che sia intrinsecamente sostenibile, anche perché la decarbonizzazione può contribuire in modo sostanziale alla sicurezza delle nostre filiere industriali.

«Con tutta la fatica che abbiamo fatto a smettere di usare i combustibili di Putin perché ha aggredito l’Ucraina – continua Corrado nel 2024 abbiamo comunque dato alla Russia, come Paesi Europei, oltre 24 miliardi di euro perché non siamo riusciti a chiuderli del tutto questi rubinetti. Stessa cosa con i combustibili nucleari, addirittura l’azienda russa Rosatom non ha avuto nessuna sanzione perché alcune delle centrali europee sono totalmente dipendenti dalle sue forniture».

La questione nucleare è complessa sotto tanti punti di vista ma aiuta a chiarire il concetto di dipendenza: i vecchi reattori diffusi nell’Europa orientale sfruttano tecnologie sovietiche di cui i russi sono ancora i fornitori principali. Non c’è solo il gas a legare a doppio filo alcuni dei nostri partner europei a Mosca, ma anche la necessità di mantenere in efficienza alcune delle principali fonti alternative di produzione energetica.

Anche per questo Teresa Ribera Rodríguez, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria europea per la concorrenza, ha provocatoriamente proposto di ribattezzare il Green Deal in Freedom Deal. In discussione, insomma, non c’è solo “il Green” ma la libertà stessa del Continente e la sua autonomia.

Il settimanale padovano La Difesa del Popolo affronta il tema della conservazione del territorio: uno dei capisaldi dell’ecologia integrale.

«Il Green Deal non è una singola legge, è un pacchetto di leggi, è un insieme, un’architettura che va a toccare tanti ambiti diversi – ribadisce Beatrice Moro, ECCO think tank – tendiamo a dimenticarci che era nato non solamente per una questione ideologica e etica di sostenibilità, ma proprio perché l’Europa aveva avuto una visione chiara e a lungo termine per creare competitività e resilienza per le nostre imprese, tessuto imprenditoriale europeo e italiano in primis, costruendo un vantaggio competitivo che era fondato sulla sostenibilità».

Un vantaggio concreto, misurabile, come ricorda Jacopo Bencini di Italian Climate Network: «Negli ultimi anni è nata una task force che lavora per aiutare i paesi con cui noi commerciamo maggiormente nello sviluppare sistemi ETS, quei sistemi di scambio di emissioni di carbonio che in Europa abbiamo sull’industria e sulle imprese, e che a dispetto di tutto il possibile chiacchiericcio da bar, hanno ridotto le emissioni europee di oltre il 30%».

Competitività ma anche collaborazione tra nazioni. «La Commissione europea ha ambiziosamente proposto il raddoppio, fino a 200 miliardi di euro, per l’azione esterna – sottolinea Andrea Stocchiero di Focsiv – si tratta di uno strumento di internazionalizzazione economica e cooperazione internazionale che rischia di diventare, purtroppo, un grande strumento del neocolonialismo».

Per questo rinunciare e indebolire il Green Deal non renderà l’Europa più sicura, ma più fragile e più esposta ai conflitti, più dipendente dal punto di vista energetico e con maggiori disuguaglianze. E’ necessario dunque continuare e rafforzare le tante azioni e iniziative che nei territori stanno accompagnando i processi i cambiamento nel segno della sostenibilità e dell’ecologia integrale.

a cura di 
Gianluca Salmaso

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