Accogliere i limiti: verso una nuova etica per il sistema cibo

padre Gaetano Montresor

padre Gaetano Montresor

Comboniano veronese, è stato missionario in Togo, Benin, e Congo. Oggi è Superiore della Comunità dei Comboniani di Padova.

Davide Pettenella

Davide Pettenella

Docente di economia e politica forestale dell’Università di Padova e membro del Comitato scientifico della Fondazione Lanza.

Francesca Marin

Francesca Marin

Coordinatrice del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza, dottore di ricerca in Filosofia, docente Università di Padova.

Massimiliano Monterosso

Massimiliano Monterosso

Responsabile di Re.Te.Solida Padova.

«Un percorso che nasce dall’esigenza di un cambiamento necessario a perseguire un benessere diverso con l’accoglienza dei limiti». Padre Gaetano Montresor, superiore della Comunità dei Comboniani di Padova, ha introdotto così l’incontro ospitato dalla Casa dei Comboniani lo scorso 6 febbraio.

Accogliere i limiti è il manifesto del ciclo di convegni promosso dal Gruppo Colibrì, nato all’interno della comunità laica comboniana di Padova, che proseguirà con altri tre appuntamenti fra marzo e maggio.

«Papa Francesco si esprimeva così – ha continuato padre Montresor, entrando nel vivo della serata dedicata al cibo e allo spreco alimentare – “C’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare”. È necessario risolvere la radice di tutti i mali, ovvero l’inequità, termine mutuato dal magistero del Pontefice per indicare una diseguaglianza strutturale e ingiusta. Accogliere i limiti significa, dunque, tendere a una giusta uguaglianza anche nella produzione, gestione e consumo del cibo».

Le sette domande sulla sostenibilità

Davide Pettenella, docente dell’Università di Padova e membro del Comitato scientifico della Fondazione Lanza, ha proposto sette interrogativi per analizzare lo stato attuale della filiera alimentare:

  1. La produzione di cibo sta aumentando? Sì, ma tra luci e ombre: l’aumento della produzione di carne, in particolare, limita la sostenibilità complessiva del sistema.
  2. Crescono i consumi pro-capite? Sì, ma la disponibilità non è uniforme e presenta gravi carenze nel Sud del mondo, dall’Africa al subcontinente indiano, fino al Venezuela.
  3. Sta diminuendo la sotto-nutrizione? Tendenzialmente sì, ma resta il fatto che le fasce più povere della popolazione si nutrono male, anche nell’Occidente opulento.
  4. E la sovranità alimentare? Peggiora la possibilità dei popoli di definire autonomamente le proprie politiche agricole, complice l’eccessiva industrializzazione della filiera.
  5. L’agricoltura è diventata più “pulita”? Non necessariamente, visti i volumi di fertilizzanti e prodotti chimici ancora impiegati.
  6. Quali effetti stanno avendo i cambiamenti climatici? Impatti significativi, sia diretti (aumento delle temperature) sia indiretti (scarsità delle risorse idriche).
  7. Chi è il principale artefice dello spreco? I Paesi abbienti, dove la quota maggiore di scarto avviene paradossalmente tra le mura domestiche. Il settore del retail, secondo i dati forniti dal docente, risulta quattro volte più efficiente delle famiglie.

Il paradosso dell’efficienza e la cura delle relazioni

Proprio nelle pieghe della filiera e nelle sue storture opera Massimiliano Monterosso, responsabile di Re.Te.Solida Padova, progetto promosso dalle Acli e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il sistema si organizza “just in time”, mettendo in relazione la Grande Distribuzione Organizzata con enti e associazioni che recuperano le eccedenze per destinarle a chi ne ha bisogno.

Un ciclo virtuoso che però rischia di collidere con un paradosso: la crescente efficienza della filiera, limitando gli sprechi a monte, rischia di lasciare senza risorse chi ha fatto della lotta alla povertà alimentare la propria missione. È la conferma che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi.

In conclusione, Francesca Marin, docente dell’Università di Padova e coordinatrice del progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza, ha riportato al centro l’aspetto relazionale del nutrimento. Il cibo non è più solo una merce, ma un’occasione di incontro. Sprecare il cibo non è solo un errore individuale, ma il misconoscimento delle relazioni in cui siamo immersi.

Limitare lo spreco diventa quindi un atto di cura: prendersi cura delle relazioni è il passaggio fondamentale per innescare una conversione antropologica, oltreché ecologica. Un impegno coerente con i capisaldi che hanno reso la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco: non solo ricette, ma rituali, biodiversità e legami col territorio. Una cucina degli affetti che trasforma il limite in valore condiviso.

a cura di 
Gianluca Salmaso

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