Diet-etica, etica del cibo tra diritto alla salute e sostenibilità ambientale

Etica alimentare al centro dell’ultimo incontro del ciclo Vulnerabilità, diritto e diritti organizzato da Fondazione Lanza all’interno del secondo anno di studi intorno al tema della vulnerabilità.

Leggi e rivedi il primo incontro: Il linguaggio della vulnerabilità e la logica dei diritti

Leggi e rivedi il secondo incontro: Diritto e bioetica: vulnerabilità e fondamenti costituzionali

Leggi e rivedi il terzo incontro: Dignità delle creature e diritti: ripensare le relazioni con la natura nell’Antropocene

Leggi e rivedi il quarto incontro: Vulnerabilità e diritti delle generazioni future: una sfida al diritto all’etica.

Leggi e rivedi il quinto incontro: Come rispondere alle vulnerabilità speciali?

Leggi e rivedi il sesto incontro: Attuare i diritti nelle comunità di fronte alla crisi climatica

«Quando parliamo di cibo, parliamo di relazioni – introduce il tema Adriano Fabris, professore ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa e autore del volume Etica delle Relazioni Alimentari – relazioni degli esseri umani fra loro, quindi la convivialità, ma anche le relazioni fra gli esseri umani il mondo, l’ambiente in tutte le sue articolazioni e quindi la sostenibilità».

«Di solito mangiamo male. – continua Fabris – Non perché mangiamo cose che ci fanno male, ma perché affrontiamo in maniera sbagliata la nostra relazione alimentare». La vulnerabilità, in fin dei conti, attiene proprio alle nostre relazioni e ci fa capire quanto profonde, radicate esse siano.

E il nostro rapporto con il cibo è quanto di più complesso e articolato possa esistere, ricco di implicazioni culturali ed etiche legate alla scelta di cosa mettere nel piatto, con chi condividerlo e persino come prepararlo.

A questo poi subentra l’appagamento di quello che, per molti ma non per tutti, non è più solo un bisogno di nutrimento. «Tutto si incentra sul soddisfacimento del proprio gusto, che è una categoria estetica sviluppatasi nel Settecento per poi diventare una categoria etica – chiarisce il professore dell’università di Pisa – si è passati dal sapere al sapore e poi, naturalmente, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace e quindi via, liberi tutti. Ognuno ha il diritto di mangiare quello che gli pare e sostanzialmente di fare quello che gli pare».

Non si mangia solo per fame ma anche per diletto, talvolta per noia, sicuramente per piacere e per capirlo basta accendere la televisione a qualunque ora del giorno e della notte. Cuochi, aspiranti tali e buongustai di vera o supposta cultura rimestano, scodellano e discettano compiaciuti con l’approvazione di milioni di spettatori.

È a tutti gli effetti la dimostrazione di uno squilibrio relazionale al quale dovremmo iniziare a prestare attenzione. «Non si prega più quando si mangia. – riflette ancora Adriano Fabris – La preghiera prima del pasto significa anche l’assunzione di una responsabilità nei confronti del mondo, nei confronti di quegli esseri che sono per noi cibo e nei confronti, ovviamente, di chi questo cibo ce lo dà».

Mangiare non è e non può essere un fatto neutrale, richiede consapevolezza di ciò che stiamo facendo e delle sue implicazioni. Per farlo il professore dell’Università di Pisa ha offerto ai partecipanti all’incontro un vero e proprio decalogo delle relazioni alimentari, dieci comandamenti non scontati ma capaci anche di far sorridere di fronte ad una tematica tutt’altro che banale.

E così eccoci esortati a non parlare del cibo a sproposito, non fare di esso un problema e neppure un idolo al pari di chi lo prepara. Non rubare il cibo ma neppure dire bugie su di esso, non distruggere per nutrirci e ancora rispettare gli altri esseri viventi.

«Dal punto di vista delle scelte alimentari – esordisce Mariateresa Nardi, responsabile dell’Unità operativa di dietetica e nutrizione clinica dello IOV – manca un apporto adeguato di fibre integrali, quindi la maggior parte di noi mangia farine raffinate, ha uno scarso apporto di verdure a fronte di un eccessivo apporto di sodio e scarso apporto di frutta».

Non mangiamo troppo bene, insomma, essenzialmente perché mangiamo tanto, troppo, alcuni alimenti. L’obesità e il diabete sono fra i grandi nemici della salute di questo secolo e, se il fumo è fra le principali cause di tumore ai polmoni, anche il bere alcolici non è poi così positivo.

«Registriamo circa il 18%, una persona su 6, che fa un consumo di alcol a rischio – continua Nardi – Il cosiddetto binge drinking è questo atteggiamento che hanno più i giovani di un consumo in un’unica volta di un quantitativo di alcol corrispondente a circa 5 unità alcoliche magari a stomaco vuoto». Di male in peggio.

Il cibo, si diceva, è cultura, retaggio e questo ha implicazioni tanto sulla storicizzazione delle preparazioni quanto sul valorizzare i momenti in cui il cibo viene consumato. Il mangiare insieme quotidiano ma anche la celebrazione delle feste, ad esempio, ma anche lo svago e talvolta l’abuso sono direttamente collegati. 

Anche in questo la dieta mediterranea ci viene in aiuto: «non ha solo l’aspetto della scelta del cibo, ma riguarda anche il modo di assumerlo – riflette la nutrizionista – è sana anche perché è conviviale».

«In Europa c’è la distinzione tra paesi micofiliaci e micofobici. – teorizza Davide Pettenella, docente di docente di Economia e politica forestale dell’Università di Padova – I paesi micofiliaci sono quelli come l’Italia e la Grecia che amano i fughi mentre paesi come i Paesi scandinavi o l’Inghilterra non li amano per niente».

Questo, spiega il docente padovano, è particolarmente significativo. «Nello sviluppo rurale e culturale l’Italia è un paese che ha coltivato un patrimonio straordinario: ha vissuto condizioni di povertà, di altissima densità demografica, di fame di terra, ma fame anche proprio di cibo».

Dalla fame patita, insomma, trae origine la nostra venerazione per il cibo e, forse, l’attitudine tutta italiana di parlare di esso anche quando si è già seduti a tavola, intenti a mangiare.

Ora che la fame a queste latitudini è quasi completamente archiviata, però, tra un appetito e l’altro l’alimentazione ci chiama ad un atteggiamento responsabile verso l’intera filiera alimentare. «Abbiamo fatto grandi progressi nella produzione, anche perché minore spreco della produzione significa più profitti. – spiega Pettenella – Siamo ancora molto indietro sul piano della riduzione dello spreco nelle famiglie, delle famiglie: il dato preciso italiano è di più di mezzo chilo di cibo sprecato per singola persona a settimana. Un totale di 27 chili all’anno a persona buttati via, per un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro».

Consumo responsabile che va di pari passo con una produzione anch’essa più sostenibile. «Esistono nuove forme di organizzazioni sociali – riflette Pettenella – abbiamo tutti imparato a conoscere i GAS, i gruppi di acquisto solidale, ma siamo andati ben oltre questa prima forma di organizzazione sociale per premiare il cibo a basso impatto ambientale e ad alta valenza sociale. Le comunità del cibo con iniziative di co-progettazione della produzione, di pre-acquisto o di abbonamento, le community–supported agriculture gli abbonamenti stagionali, cioè un sostegno dei costi di gestione, le food coop, le cooperative di comunità e così via». Soluzioni un tempo appannaggio di una minoranza di consumatori particolarmente sensibili e organizzati sono oggi maggiormente alla portata del grande pubblico.

In questo hanno aiutato molto iniziative di sensibilizzazione e di “avvicinamento” della campagna alla tavola, ma anche i social media: se da un lato le piattaforme digitali sono ricolme di sprechi e ostentazione, infatti, queste permettono anche ai piccoli produttori di farsi conoscere al grande pubblico. Una riconoscibilità che decreta il successo di iniziative come le varie adotta una mucca che negli anni hanno permesso a tante malghe alpine di ritagliare nuove nicchie di mercato per i loro prodotti, contribuenti a tenere viva l’economia e quindi le comunità montane.

Gianluca Salmaso

Etica del cibo in prima pagina de la Difesa del popolo

Il settimanale diocesano di Padova ha dedicato all’appuntamento organizzato da Fondazione Lanza la copertina del numero uscito il 25 maggio 2025 e, all’interno, due pagine di approfondimento

L’articolo è liberamente consultabile online.

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