Nel primo numero del 2025 della rivista Etica per le professioni Vulnerabilità: cura delle persone e della natura che la Fondazione Lanza ha presentato nei giorni scorsi, il chimico, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore scientifico Nicola Armaroli si è fatto carico di fare un po’ di chiarezza intorno alla transizione energetica e ai cambiamenti che riguarderanno le nostre vite.
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Un’operazione di debunking, si direbbe altrimenti, volta a sfatare alcuni miti come quelli legati alla mobilità elettrica che non sarebbe poi così sostenibile. «Ogni qualvolta si fa un pieno di 50 litri di benzina o gasolio – spiega Armaroli – dei 90 euro spesi alla pompa solamente 22 servono per far correre l’auto e 68 euro vengono immessi nell’atmosfera sotto forma di calore».
Il punto è che l’auto elettrica ha sicuramente dei limiti ma ha anche dei pregi, a cominciare dall’efficienza. «L’accusa poi di passare da una dipendenza dal petrolio arabo a quello delle batterie cinesi non ha senso. – continua il dirigente del CNR – Il petrolio non l’abbiamo e non l’avremo mai, con le batterie la situazione è diversa».
Un saggio asciutto, conciso, veloce come una partita di ping-pong dove si ribatte colpo su colpo alle principali obiezioni sollevate verso il cambiamento, rispondendo in modo semplice e immediato.
Le politiche europee ci penalizzano? «Indicare scadenze precise a 10-20 anni non mira a vessare i cittadini, come afferma qualche politico in cerca di facili consensi. – replica il nostro – L’obiettivo è fornire ai sistemi legislativi e agli apparati industriali una cornice temporale adeguata per avviare azioni che stimolino l’industria europea a farsi trovare pronta a cambiamenti tecnologici ineludibili, a cominciare dal settore dei trasporti».
E l’inquinamento derivante dall’installazioni delle fonti rinnovabili? «Occorrono 200 tonnellate di materiali per produrre un megawatt (MW) di pannelli fotovoltaici da installare a terra – chiosa Armaroli – un MW di fotovoltaico produce 40 GW di elettricità nei suoi trent’anni di vita. Per produrre la stessa quantità di elettricità in 30 anni occorrono 14.000 tonnellate di carbone, oltre 70 volte di più!».
