Primo incontro del Corso: “Dal green deal al riarmo in Europa: ripartire dalla fratellanza umana”

Grammenos Mastrojeni

Grammenos Mastrojeni

Vicesegretario Generale Aggiunto Unione per il Mediterraneo

Mauro Bossi

Mauro Bossi

Gesuita, redattore Aggiornamenti Sociali

In una stagione segnata dal ritorno degli estremismi più violenti e da paure antiche che riaffiorano sotto nuove forme, parlare di ecologia e multilateralismo sembra quasi una sfida. Eppure, mentre il mondo rispolvera il vecchio motto si vis pacem, para bellum, la transizione ambientale e la conversione ecologica integrale non possono più attendere.

Queste le tematiche al centro del primo webinar del corso nazionale di formazione Accompagnare l’ecologia integrale nelle diocesi e sui territori dedicato a riflettere sulle nuove politiche dell’Unione europea che hanno al centro proprio la questione del riarmo a discapito del Green deal e della transizione ecologica.

Attenzione: le iscrizioni al corso sono chiuse dal 10 ottobre. Per facilitare la registrazione della tua partecipazione al Corso, ricorda di indicare il tuo nome e cognome al momento della connessione alla riunione Zoom.

«Secondo l’economia classica una riconversione verde è controproducente per il sistema stesso – ha teorizzato il diplomatico Grammenos Mastrojeni – perché in economia si compete e per competere bisogna cercare l’espansione della propria azienda. Se migliori le economie di scala, diventi più competitivo, ti arraffi quote di mercato di altri e diventi dominante. Questo è il vero problema: se non diventi dominante non sopravvivi, sei bravo se crei l’ingiustizia, sei furbo se ti sbarazzi di quanti più costi possibile addossandoli o al territorio o alla comunità».

Esiste, a suo avviso, una tensione tra due metodologie opposte per raggiungere la pace: da un lato il principio si vis pacem para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra), dall’altro si vis pacem para pacem (se vuoi la pace, prepara la pace). La prima si basa sulla deterrenza militare e sul rilancio dell’economia attraverso la spesa per armamenti, mentre la seconda punta sulla cura della casa comune e sulla sostenibilità.

L’economia di guerra crea l’illusoria convinzione di uno sviluppo quando in realtà la sua capacità di creare ricchezza è minore rispetto a politiche di sviluppo fondate sulla cooperazione e la collaborazione. 

La congiuntura attuale e il vuoto politico che la contraddistingue creano uno spazio che viene riempito, da un lato, affidando ai meccanismi del mercato il ruolo di regolazione del bene comune e dall’altro attraverso l’iniziativa unilaterale dei soggetti politico-militari più violenti e spregiudicati. 

«L’illusione – l’ha definita Mauro Bossi, gesuita, redattore di Aggiornamenti Sociali – che dal libero gioco dei rapporti di forza che siano tecnici, economici, militari, digitali, possa scaturire qualche forma di bene comune». 

Nell’esortazione apostolica Laudate Deum, papa Francesco affronta insieme la crisi climatica e la crisi delle relazioni internazionali dovute proprio al vuoto di politica e alla mancanza di partecipazione dei popoli alla costruzione del futuro, in uno scenario in cui le conseguenze dei cambiamenti climatici ricadono con maggiore intensità sulle fasce più povere della popolazione mondiale.

«Noi stiamo attraversando una crisi seria del multilateralismo – ricorda Bossi – e Papa Francesco ha parlato di una terza guerra mondiale a pezzi che si profila all’orizzonte. Siamo anche preoccupati che questi pezzi possano ricomporsi e diventi una terza guerra mondiale esplicita che contrappone dei blocchi e con la minaccia di disporre di strumenti di distruzione di massa che potrebbero anche porre fine alla vita sulla Terra. Il tragico risvolto della logica si vis pace, para bellum è che oggi le armi non ci garantiscono più perché sono proprio le armi nucleari quelle che minacciano di distruggere la vita sulla Terra».

Nonostante il quadro complesso, esistono e resistono elementi di speranza. Mastrojeni ha evidenziato come l’economia, in particolare la finanza, stia spostando ingenti investimenti verso la sostenibilità che offre anche dei vantaggi competitivi.

Bossi, invece, ha sottolineato l’importanza delle reti sociali e delle comunità nella transizione ecologica, richiamando il concetto di “conversione ecologica” di Alex Langer: sarà realizzabile solo se apparirà socialmente desiderabile, se incontrerà una società che orienta i propri valori e modi organizzativi in quella direzione.

A cura di

Gianluca Salmaso

Il prossimo incontro riservato agli iscritti al Corso

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