Settimane Sociali, Morandini «necessaria attenzione per il Creato»

Concluse da pochi giorni le 50° Settimane Sociali dei cattolici in Italia, è tempo di tracciare un primo bilancio di questa esperienza che ha visto la Chiesa cattolica farsi promotrice di una riflessione corale, aperta a tutta la società civile italiana, sulla partecipazione come cuore della democrazia.

Un invito a mettersi in cammino verso una società più giusta ma anche a riflettere intorno al bene possibile che non ha lasciato indietro nessuno, dal migliaio di delegati arrivati da tutte le diocesi italiane fino al Presidente della Repubblica e al Santo Padre, chiamati rispettivamente ad aprire e a chiudere i lavori assembleari e a dare un indirizzo chiaro al percorso intrapreso.

Simone Morandini – membro del comitato scientifico della Fondazione Lanza, docente e direttore di CredereOggi – a Trieste ha moderato l’incontro della Piazza della democrazia a tema: Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso, oltre ad aver partecipato ai lavori con i delegati.

Professore, quale messaggio arriva da Trieste per quello che riguarda le tematiche ambientali e di custodia del creato?

Certamente rispetto alla precedente Settimana Sociale di Taranto, nella quale i temi ambientali erano la tematica principale, a Trieste l’attenzione è stata minore. Tuttavia, sia negli interventi di apertura, in particolare in quello di Elena Granata, sia nella Piazza della democrazia sulla conversione ecologica che ho avuto il piacere di moderare e sia poi anche nei lavori di gruppo, numerose sono state le sottolineature della necessità di un’attenzione per il creato. Come a ribadire il fatto che non si può avere una buona democrazia, non si ha una buona vita della Polis, della Civitas, se non in un positivo rapporto col mondo naturale in cui è inserita.

Questa attenzione si è poi tradotta nella sottolineatura di alcune buone pratiche, in particolare un’attenzione per le comunità energetiche, più volte ribadita come una proposta che potrebbe essere lanciata a livello di diocesi e di parrocchie. E poi, ancora, un’attenzione alla cura del territorio, all’esigenza di avviare percorsi di formazione al rinnovamento degli stili di vita e ai consumi critici.

Queste giornate triestine sono state ricche di analisi, proposte e anche diverse sensibilità. Cosa l’ha colpita maggiormente?

Due elementi mi hanno colpito di questa Settimana sociale e il primo è sicuramente il clima positivo e disteso che si è respirato. È stata una Settimana in cui la Chiesa italiana non ha vissuto la tensione fra diverse proposte, diverse istanze come invece era avvenuto, per esempio, nella Settimana sociale di Torino. A Trieste c’era veramente un clima di festa, è stato un bell’evento di chiesa, nell’attenzione per il contesto in cui siamo.

Il secondo elemento che mi ha colpito, devo dire, è che si è avvertito tantissimo l’effetto della composizione di genere del Comitato scientifico: finalmente c’era una presenza femminile non banale, non marginale ma con un ruolo importante.

A Trieste sono mancate forse le polemiche, non le discussioni.

Credo che in queste Settimane Sociali siano state rappresentate componenti diverse della Chiesa italiana però l’impressione è che, in questo momento, piuttosto che schierarsi l’un contro l’altro armato ci fosse una seria preoccupazione per il bene comune del Paese.

In questo l’intervento del presidente Mattarella è stato assolutamente orientativo: si sentiva l’uomo che è parte della storia delle Settimane Sociali, chiamato al contempo ad essere istituto di riferimento per il Paese tutto, che indicava questa idea di collaborazione, di partecipazione e attenzione per ciò che è comune a discapito di ogni polemica. Questo ha lasciato il segno.

Oggi constatiamo criticità inedite, che si aggiungono a problemi più antichi. La democrazia non è mai conquistata per sempre. Anzi, il succedersi delle diverse condizioni storiche e delle loro mutevoli caratteristiche, ne richiede un attento, costante inveramento. Nella complessità delle società contemporanee, a criticità conosciute, che mettono a rischio la vita degli Stati e delle comunità, si aggiungono nuovi rischi epocali: quelli ambientali e climatici, sanitari, finanziari, oltre alle sfide indotte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale. Le nostre appaiono sempre più società del rischio, a fronteggiare il quale si disegnano, talora, soluzioni tecnocratiche. È tutt’altro che improprio, allora, interrogarsi sul futuro della democrazia e sui compiti che le sono affidati, proprio perché essa non è semplicemente un metodo, bensì costituisce lo “spazio pubblico” in cui si esprimono le voci protagoniste dei cittadini.

Dal discorso del presidente Mattarella ai delegati

Citava poc’anzi Elena Granata che del Comitato scientifico è vicepresidente.

Sì ma è da sottolineare anche la scelta, per esempio, di affidare due delle meditazioni del mattino a due brave e giovani teologhe che è qualcosa che ha lasciato il segno. E poi, nelle Piazze della democrazia, l’equilibrio di genere era garantito e, in alcuni casi, con una prevalenza femminile. Questi, secondo me, sono dei messaggi che magari non sono tematizzati, non entreranno nel documento conclusivo, ma fanno parte di una buona pratica che comunica essa stessa un messaggio.

Se ci guardiamo attorno, vediamo tanti segni dell’azione dello Spirito Santo nella vita delle famiglie e delle comunità. Persino nei campi dell’economia, della ideologia, della politica, della società. Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica; agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione. Il cuore della politica è fare partecipe. E queste sono le cose che fa la partecipazione, un prendersi cura del tutto.

Dal discorso di Papa Francesco ai delegati

Non si è parlato, però, solo di ambiente.
Io ho seguito, per esempio, le Piazze della democrazia che si sono susseguite in piazza Verdi e si è parlato di conversione ecologica ma anche, il giorno successivo, dell’intelligenza artificiale e rilevanza del digitale anche in ordine alla vita democratica. Successivamente, ancora ,di pace con un orizzonte lapiriano e con uno sguardo sul Mediterraneo.

Si è parlato di migranti e si è parlato di accoglienza. Si è parlato poi anche, nei lavori in plenaria, di cosa significa abitare responsabilmente il terreno della democrazia non nel segno della contrapposizione, dell’essere di parte, ma del prendere positivamente parte alla vita di una comunità civile in forme costruttive.

Gianluca Salmaso

Iscriviti alla nostra newsletter