Trasformare il debito in speranza: Fondazione Lanza è tra i promotori della campagna “Cambiare la rotta”

Fondazione Lanza è promotrice insieme ad altre organizzazioni della campagna Cambiare la rotta: trasformare il debito in speranza.

Le organizzazioni promotrici condividono l’impegno per una giustizia economica, climatica e sociale. Insieme, sostengono questa campagna, promuovendo un cambiamento sistemico che liberi i popoli dal peso di un debito ingiusto e favorisca un futuro equo per tutti.

«Attualmente — spiega Massimo Pallottino, coordinatore dell’unità studi ed advocacy di Caritas italiana, a l’Osservatore Romano — a detenere le quote maggiori del debito dei Paesi poveri sono i creditori privati, che imponendo pagamenti insostenibili ostacolano gli sforzi volti a ridurre le disuguaglianze. Il debito dei Paesi poveri è stato alimentato a dismisura a partire dalla crisi finanziaria del 2007, per poi aggravarsi con la pandemia da covid-19 e le guerre che stanno funestando il mondo».

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Da queste premesse ricomincia un cammino che vuole rimettere il debito dei paesi poveri al centro dell’anno giubilare. «Il debito dei Paesi poveri è un tema che appartiene ad ogni Giubileo», lo diceva san Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo del 2000 e 25 anni dopo è Pallottino a ricordarci che «il problema del debito è grave: il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale stimano che il 60% dei Paesi poveri sia in crisi debitoria o sul punto di entrarci».

Quando la gratitudine viene meno, l’uomo non riconosce più i doni di Dio. Nella sua misericordia infinita, però, il Signore non abbandona gli uomini che peccano contro di Lui: conferma piuttosto il dono della vita con il perdono della salvezza, offerto a tutti mediante Gesù Cristo. Perciò, insegnandoci il “Padre nostro”, Gesù ci invita a chiedere: «Rimetti a noi i nostri debiti» (Mt 6,12)

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Negli anni immediatamente successivi al 2000, il debito, eccessivo e ingiusto di molti paesi del Sud globale venne cancellato, consentendo il rilancio di politiche sociali, di investimenti in educazione e in sanità dopo la lunga e buia stagione delle politiche di aggiustamento strutturale proposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso.

La spinta riformatrice non arrivò però fino alla costruzione di un sistema di prevenzione e gestione delle crisi di sovra-indebitamento, nonostante la pressione di una opinione pubblica che aveva colto con chiarezza la necessità di riformare profondamente la governance finanziaria globale. I risultati di quella stagione furono significativi; ma non abbastanza per prevenire, pochi decenni dopo, il rischio della nuova catastrofica crisi che stiamo vivendo oggi.

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