La finanza eticamente orientata – quella che si riconosce nella cultura Esg e nelle sue regole operative – sta affrontando una prova di massimo impegno di fronte alle pressioni e alle sfide portate dal prolungarsi della crisi geopolitica e dalle sue pesanti ripercussioni sull’economia e sui mercati. E il test si profila sempre più come epocale, anzitutto in quanto non previsto, in un percorso che sembrava ormai irreversibile nell’affermazione – anche sui mercati finanziari – dei parametri-guida del rispetto dell’ambiente, della promozione della sostenibilità socioeconomica e della diffusione delle migliori pratiche di governance nelle grandi imprese.
Pubblichiamo un commento sulla situazione di Antonio Quaglio, componente del Comitato scientifico della Fondazione Lanza.
L’emergenza-Covid ha per molti versi alimentato la sensibilità per investimenti ampiamente attenti a tematiche quali la sicurezza sanitaria e la ricerca biomedica. I nuovi mezzi netti investiti negli strumenti dotati di ratificazioni Esg hanno conosciuto per quattro anni (prima e durante la pandemia) una progressione esponenziale su base globale. Secondo gli standard affermati dall’osservatorio Morningstar, I 69 miliardi di dollari di “flussi in entrata” del 2018 sono decuplicati fino al record di 649 miliardi a fine 2021. Nello stesso arco ha registrato un balzo confrontabile il valore complessivo delle attività amministrate dalla finanza Esg: da 500 miliardi di dollari nel 2018 a 3mila miliardi (3 trilioni) a fine 2021, su un totale globale di 127 trilioni.
I colpi della crisi sono arrivati – non per caso – nel 2022, apertosi con l’aggressione russa all’Ucraina. A fine anno il valore della finanza Esg è decresciuto a 2,5 miliardi; per risalire poi a circa 2,8 miliardi a metà 2023. I flussi in entrata hanno imboccato una traiettoria nettamente decrescente: ai 157 miliardi di nuovi investimenti in tutto nel 2022 (meno di un quarto dell’anno precedente) sono seguiti rispettivamente 31 e 18 miliardi nel primo e secondo trimestre. E a una forte resilienza del mercato europeo – che non abbandona un supporto di lungo periodo alla finanza sostenibile – si sta contrapponendo un evidente raffreddamento di quello statunitense, dove addirittura fra aprile e giugno si è registrato per la prima volta un deflusso netto di risparmi e capitali dai veicoli Esg.
Una sfida principale è portata dalla crisi geopolitica in due settori strategici: l’energia e l’industria militare. Da un lato strettamente economico lo sconvolgimento del mercato delle risorse energetiche fossili – fra “guerra delle sanzioni”, emergenza degli approvvigionamenti e speculazione – ha reso ultra-profittevoli i produttori di energia tradizionale, dall’altro, la produzione di armi ha visto un forte ritorno d’interesse da parte degli investitori, soprattutto per il rilancio accelerato di politiche di riarmo da parte di pressocché tutti i governi occidentali.
La crisi “geoeconomica” sta restringendo gli spazi e le logiche di gestione di progetti destinati a una finanza sostenibile. Ma la scelta più impegnativa resta di etica politica in contesto delle libertà democratiche: la transizione verde – funzionale al contrasto al cambiamento climatico – resta una via inderogabile, nei tempi oltreché nei modi. Dalla Cop 28 in programma negli Emirati Arabi Uniti si attendono indicazioni che potranno essere tutto fuorché di circostanza.
24 settembre 2023

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