Servono piani di intervento

L’Osservatorio Anbi per le risorse idriche ha diffuso nei giorni scorsi i dati sugli eventi meteorologici estremi in Italia segnalando che dall’inizio dell’anno sono stati quasi 1.900, più di sette ogni giorno, di cui oltre 400 nel mese di settembre.


Pubblichiamo la rubrica mensile curata da Matteo Mascia, Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza, in uscita ogni terza settimana del mese nel settimanale padovano la Difesa del Popolo.


Gli eventi più numerosi sono stati i nubifragi (1.023), seguiti dalle grandinate con chicchi di grandi dimensioni (664), mentre i tornado sono stati 212 concentrati principalmente a inizio settembre e sulle coste tirreniche. Il 91 per cento di questi eventi hanno interessato le regioni del centro nord del Paese e l’Emilia Romagna è tra quelle più colpite. Nello stesso tempo la Sicilia centrale e orientale si trova in una situazione gravissima di siccità.

Questi fenomeni estremi non riguardano solo l’Italia: nel solo mese di settembre l’Europa centro orientale è stata investita da gravi inondazioni causate dal ciclone Boris, inondazioni si sono registrate anche in Bangladesh, Cambogia, Nigeria, Giappone. Senza dimenticare gli uragani che nelle ultime settimane si sono abbattuti in Messico, Florida e altri stati americani. Al contrario molti paesi dell’America Latina stanno vivendo una drammatica siccità.

Dolo. Il tornado che, nel luglio 2015, colpì la Riviera del Brenta.

L’aumento in frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi è strettamente legato al riscaldamento globale in atto. Nel corso dell’ultimo anno la temperatura superficiale della Terra ha raggiunto livelli record, avvicinandosi pericolosamente alla soglia critica di 1,5 gradi centigradi rispetto alla media del periodo preindustriale 1850-1900. Si comprende perché nel corso del 2024 si sia registrato un numero così alto di eventi meteorologici estremi.

Per contrastare la crisi climatica è sempre più urgente e necessario rafforzare e rendere più efficaci le politiche di mitigazione, cioè tutte quelle azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni e alla decarbonizzazione dell’economia e della società.

Siamo in una situazione nuova in cui eventi che prima capitavano una volta ogni 30/40 anni se non di più, ora potrebbero avvenire una volta l’anno.

Ma, come dimostrano i dati prima richiamati, oltre a mitigare è necessario attuare da subito efficaci politiche e investimenti, per adattare i territori, le infrastrutture, le comunità in modo da aumentare la loro capacità di resilienza di fronte agli inevitabili impatti di un clima che cambia. Siamo in una situazione nuova in cui eventi che prima capitavano una volta ogni 30/40 anni se non di più, ora potrebbero avvenire una volta l’anno.

Questa nuova normalità è un altro aspetto della transizione ecologica e sociale che dobbiamo affrontare, una nuova sfida che va agita a livello locale e regionale, perché richiede di ripensare in profondità gli strumenti di sviluppo e di governo del territorio.

Seppur con notevole ritardo anche il nostro Paese si sta dotando di piani in questa direzione: nel corso del 2023 è stata approvata la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, mentre lo scorso maggio la Giunta regionale del Veneto ha adottato il documento preliminare alla Strategia regionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Di fronte alla gravità della situazione è però necessario che questi documenti si traducano nel più breve tempo possibile in concreti piani di intervento con l’indicazione delle misure e delle azioni prioritarie da perseguire per ridurre la vulnerabilità dei sistemi socio-economici e di quelli naturali nei confronti degli eventi futuri il cui impatto, con buone probabilità, sarà ancora maggiore.

Matteo Mascia
Coordinatore del progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza

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