L’agenda 2030 in Italia: quali politiche per la transizione

card. Matteo Zuppi

card. Matteo Zuppi

Vescovo di Bologna e presidente della CEI.

Alessandra Cetro

Alessandra Cetro

Insegnante, incaricata nazionale al Settore Giustizia, Pace e Non-violenza di AGESCI.

Anna Lisa Boni

Anna Lisa Boni

Assessora del Comune di Bologna.

Luigi Di Marco

Luigi Di Marco

Referente Gdl Goal 6-14-15 Referente Gdl Goal 7-13 per ASviS.

Daniela Ropelato

Daniela Ropelato

Docente dell’Università Sophia e componente dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI.

«Costruire un’arca, far sì che il Creato sia luogo di vita e non di predazione e di morte». È con questa esortazione del cardinale Matteo Zuppi, vescovo di Bologna e presidente della CEI, che si è aperto il quinto incontro del Corso sull’ecologia integrale promosso da Fondazione Lanza con Focsiv e Caritas Italiana.

Al centro del webinar è posta la riflessione sulla cittadinanza ecologica e l’Agenda 2030, non come elenco di obiettivi, ma come percorso concreto di cambiamento che coinvolge persone, comunità e territori.

«Nell’ultima visita pastorale che ho fatto, qualche giorno fa – riflette il cardinale Zuppi – molti mi hanno detto che dopo il Covid siamo tornati peggio di prima, più individualisti. L’individualista è uno che pensa che la stanza è solo la sua, perché si dimentica che forse c’è qualcun altro, che la stanza non è mai soltanto la sua». Anche per questo la conversione ecologica non può essere rimandata, perché il tempo è ora. Laudato si’ ci invita a riconoscere i segni dei tempi e a scegliere se il creato sarà spazio di vita o di sfruttamento. Pace, giustizia e cura della casa comune camminano insieme. Le comunità cristiane sono chiamate a diventare luoghi di pace quotidiana, perché solo chi costruisce legami può davvero prendersi cura del mondo che abita.

«È molto importante che siamo consapevoli dell’urgenza di questa conversione ecologica e della nostra corresponsabilità. – spiega Alessandra Cetro, di AGESCI e Movimento Laudato si’ – È vitale camminare insieme nelle nostre diversità proprio per regalarci la speranza durante il cammino. Tutti possono fare la loro parte: gli adulti nell’aiutare i giovani ad applicare con costanza le scoperte, i giovani, invece, possono aiutare i meno giovani con il loro sguardo, capace di vedere già le gemme di un mondo nuovo».

L’appello del Movimento Laudato si’ – ripreso nella Chiamata alla responsabilità ecologica, sottoscritta anche da Fondazione Lanza – lanciato da Assisi, invita a passare dal dibattito sterile al dialogo vero. La transizione ecologica nasce dal desiderio di custodire la bellezza della vita e riguarda tutti. Uscire dai combustibili fossili è necessario, ma lo è altrettanto farlo insieme, come comunità.

A Bologna la neutralità climatica al 2030 è vissuta come una “missione”: un impegno condiviso che unisce ambiente, salute, giustizia sociale e qualità della vita. «Vogliamo coltivare un approccio integrale – spiega Anna Lisa Boni, assessora del Comune di Bologna – crediamo che la partecipazione sia un bene comune e l’obiettivo che ci siamo dati non vogliamo sia imposto dall’alto, abbiamo lanciato una sfida alla città ma il percorso dev’essere condiviso mettendo ai primi posti la giustizia sociale e la qualità della vita».

Il Climate City Contract rende questo percorso concreto, coinvolgendo istituzioni, imprese e cittadini. Fondamentale è la partecipazione: informazione, educazione e soprattutto l’Assemblea cittadina sul clima, dove cittadini comuni, formati e ascoltati, contribuiscono alle decisioni pubbliche. «Questa missione – riflette ancora Boni – ci sta anche aiutando a trasformare l’amministrazione stessa, imparare a lavorare in maniera diversa, in maniera molto più trasversale e in maniera anche più innovativa».

«L’Italia sta facendo di necessità, virtù – commenta Luigi di Marco di ASviS – per far funzionare la nostra economia dipendiamo per il 46,6% dalle importazioni: vengono dall’estero tanto i beni che consumiamo che l’energia che impieghiamo e questo incide sulla nostra impronta ecologica sul pianeta». Il quadro nazionale resta fragile: molte buone pratiche locali non sono sostenute da politiche adeguate e le disuguaglianze territoriali aumentano. Le informazioni spesso non arrivano ai cittadini. Eppure la Costituzione oggi chiede di tutelare l’ambiente e le future generazioni: una responsabilità che deve tradursi in scelte concrete, soprattutto a livello locale.

Il punto di partenza – o di ripartenza – è Laudato si’ (n. 13): «poiché sappiamo che le cose possono cambiare». Alla sfida urgente di proteggere la casa comune si accompagna la preoccupazione di unire la famiglia umana. Le difficoltà che incontriamo oggi, nonostante risorse e buone pratiche, nascono proprio da questa frattura.
Viviamo immersi in informazioni, tecnologie e dati. Eppure, più crescono le conoscenze, più le soluzioni sembrano allontanarsi. Anche la COP30 ha mostrato l’incapacità di convergere su valori condivisi e decisioni coraggiose. «Ciò che è mancato ancora una volta è una riflessione condivisa che conduca l’agenda politica istituzionale a convergere attorno ad alcuni essenziali valori di riferimento, a prendere decisioni conseguenti. – riflette Daniela Ropelato, docente dell’Università Sophia e componente dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI – E Papa Francesco torna a dirci che accanto alla sfida della protezione della casa comune, c’è la preoccupazione dell’unità della famiglia umana». Senza unità, la transizione resta fragile.

Da qui tre “segnavia”. Il primo è un ritorno al cuore: non un passo indietro, ma un passo dentro.
Il secondo segnavia è ricostruire l’alleanza tra generazioni dove i giovani portano slancio e domande e devono essere coinvolti non solo nei luoghi della formazione o della protesta, ma anche in quelli delle decisioni.
Il terzo segnavia riguarda, invece, i sistemi politici ed economici. Molti programmi falliscono perché separano ciò che è connesso: ambiente e sociale, economia ed etica. Ma le crisi sono, in realtà, una sola.

L’ecologia integrale propone una logica alternativa che tiene insieme comunione e partecipazione, scelte individuali e sistemi strutturali, stili di vita e filiere globali. È un cammino condiviso di guarigione che richiede reti comunitarie, cooperazione e corresponsabilità.
Solo così, come profeticamente anticipato dalla Laudato si’, la cura della casa comune può diventare davvero cura della famiglia umana.

A cura di

Gianluca Salmaso

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