Proteggere l’acqua e le nostre comunità dai cambiamenti climatici

padre Gaetano Montresor

padre Gaetano Montresor

Comboniano veronese, è stato missionario in Togo, Benin, e Congo. Oggi è Superiore della Comunità dei Comboniani di Padova.

Sofia Belardinelli

Sofia Belardinelli

Sofia Belardinelli è giornalista e PhD in Etica ambientale all’università “Federico II” di Napoli e Research Fellow per la settima edizione del Global Environment Outlook (GEO-7) dell’UNEP

Guido Zanovello

Guido Zanovello

Presidente UCID Padova, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, ingegnere.

Marco Marani

Marco Marani

Professore ordinario di Costruzioni Idrauliche e Idrologia nell'Università di Padova


 «L’acqua non ha nemici! – esordisce padre Gaetano Montresor, citando un proverbio nigeriano – Ma l’esperienza dice che l’acqua crea molti nemici». Comincia così il secondo appuntamento del ciclo Accogliere i limiti nel segno della Laudato si’, organizzato dai Missionari e dai Laici Comboniani di Padova con Fondazione Lanza.

Padova ha un rapporto imprescindibile con l’acqua, così come il Veneto, lo ricorda nel suo intervento Marco Marani, Professore ordinario di Costruzioni Idrauliche e Idrologia nell’Università di Padova: in città, ad esempio vi è la più lunga serie di misurazioni climatiche, ininterrotte dal 1725.

«Il futuro non è più quello di una volta».

Mark Strand

Se i nilometri di Plinio il Vecchio ci dicono che il clima è sempre cambiato, la rapidità del riscaldamento attuale è un fenomeno mai visto prima. Come sappiamo, Padova vanta la serie storica di precipitazioni più lunga al mondo, e proprio questi dati confermano il paradosso: le piogge estreme non sono necessariamente più frequenti, ma le nostre città sono state costruite per un mondo più freddo. «Le nostre infrastrutture sono già inadeguate», ha avvertito Marani, invocando una invarianza climatica per cui ogni nuovo intervento sul territorio deve neutralizzare l’aumento del rischio.

Il rischio è poi che gli schemi probabilistici ci illudano di essere più al sicuro di quanto non siamo: dire che un evento può verificarsi ogni 100 anni non vuol dire che, una volta capitato, siamo tranquilli per i successivi 99 ma che c’è anzi la possibilità si ripeta.

«Se il tempo di ritorno è breve, – chiosa Marani – mediamente mi capiterà di vedere spesso e volentieri quel quell’evento. Il tempo di ritorno 100 anni è un tempo di ritorno che sembra elevatissimo, purtroppo è un concetto rassicurante perché lo associamo ad una ricorrenza mentre purtroppo è un evento che ha una probabilità su 100 di verificarsi ogni anni e quindi ha il 63% di probabilità di verificarsi nella vita di ciascuno di noi».

«Ad un certo punto mi sono reso conto che valeva più il principio di incertezza e precauzione che non la previsione derivante della statistica – mette in chiaro Guido Zanovello, ingegnere e presidente di Ucid Padova – per cui molte cose sono state progettate più pensando ai rischi che a cercare di non far danni. piuttosto che a ottimizzare dimensioni. E “accogliere i limiti” è un titolo perfetto per questo».

L’acqua non è solo una variabile fisica ma è il motore dell’economia al punto che, come ha ricordato Zanovello, il 70% del PIL dell’Unione Europea dipenda dalla disponibilità idrica. Mentre settori emergenti come i data center per l’Intelligenza Artificiale e la produzione di idrogeno verde iniziano a drenare miliardi di metri cubi, l’Italia continua a disperdere il 41% della risorsa immessa nelle reti.

Zanovello ha tracciato una rotta fatta di pragmatismo: trasformare la difesa idraulica da passiva a attiva, imparando a trattenere la pioggia quando cade con violenza per rilasciarla quando serve. Dagli acquedotti duali alla rigenerazione delle acque reflue, le soluzioni tecnologiche esistono, ma restano spesso impigliate in normative prive di sanzioni o nella mancanza di una cultura del riuso. Un esempio virtuoso arriva dalla sfera privata dello stesso Zanovello che, nella progettazione della propria casa, ha previsto il recupero dell’acqua piovana per usi domestici, realizzando un impianto efficace e replicabile.

Il dibattito si è infine spostato sul piano dei valori con Sofia Belardinelli, giornalista e ricercatrice, che ha sfidato l’assemblea a guardare oltre il valore monetario della risorsa idrica e al tempo stesso a misurarsi con una serie di piccole sfide per indagare l’importanza che l’acqua ricopre per ciascuno. Se l’approccio dell’Homo oeconomicus tende a ridurre tutto a merce, l’acqua resta l’eccezione che conferma l’insostenibilità del sistema: un “bene comune” che non può avere prezzo perché è condizione stessa della vita.

«Il punto non è quindi l’acqua, – riflette Belardinelli – il punto è come noi pensiamo al mondo, come noi pensiamo alla realtà e come noi ci poniamo rispetto alla realtà. Ed è importante riconoscere che come noi ci poniamo nei confronti della realtà modifica la realtà stessa. Quindi, se noi pensiamo all’acqua come bene comune, stiamo veramente facendo un cambiamento di paradigma sostanziale»·

Citando Papa Francesco, è emerso con forza il tema del «debito sociale» verso chi, nel Sud del mondo, vede negato il diritto all’esistenza a causa della privatizzazione delle fonti. La crisi idrica, in fondo, non è che lo specchio delle disuguaglianze globali. La sfida lanciata da Padova è chiara: smettere di considerarsi semplici utenti per diventare custodi consapevoli di ogni singola goccia.

a cura di 
Gianluca Salmaso

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