
Luca Grion
Professore associato di Filosofia morale presso l’Università di Udine. Presiede il Centro Studi Jacques Maritain e dirige la SPES (Scuola di Politica ed Etica Sociale). È esperto di bioetica e filosofia dello sport.

Francesca Marin
Coordinatrice del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza, dottore di ricerca in Filosofia, docente Università di Padova.

Francesca Dotto
Ex cestista plurititolata (4 scudetti, 2 Coppe Italia). Già colonna della Nazionale, oggi è capo allenatrice in Serie B e nello staff tecnico della Nazionale Under 20.
Lo scorso sabato 11 aprile, presso la sala Biblioteca, si è tenuto un incontro di profonda attualità per la presentazione del volume (S)Confini: La lotta delle donne per l’inclusione nello sport. L’autore Luca Grion, docente di filosofia morale, ha dialogato con la professoressa Francesca Marin, coordinatrice del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza, e con l’head coach Francesca Dotto, offrendo una riflessione articolata su come l’agonismo debba oggi confrontarsi con le istanze di equità e inclusione.

Il saggio di Grion si muove abilmente tra queste tensioni, suggerendo fin dal titolo la necessità di preservare lo sport femminile come uno spazio protetto di eccellenza, pur senza rinunciare a renderlo sempre più aperto e inclusivo. Il dibattito, stimolato dalle domande della professoressa Marin sulla natura di questi “confini”, si è inevitabilmente concentrato su casi mediatici come quelli di Imane Khelif, Caster Semenya o Lia Thomas. Si tratta di storie, prima ancora che casi di cronaca, che mettono in luce la difficoltà di conciliare il talento naturale con il vantaggio fisiologico, una complessità che spesso le istituzioni sportive tentano di risolvere con risposte troppo semplicistiche.
Secondo Grion, ridurre l’identità di un’atleta a un singolo dato genetico, rischia di trasformare i confini della disciplina da porosi a invalicabili, ignorando la biodiversità umana e il fatto che un vantaggio biologico non si traduce automaticamente in una vittoria certa. Su questo punto si è innestata l’esperienza di Francesca Dotto che ha ricordato come nello sport femminile i limiti fisici possano essere compensati da una superiore cura del dettaglio e della tecnica.

Dotto ha portato l’esempio concreto della sua sfida in campo contro l’ucraina Alina Jahupova, un’atleta dalla fisicità dirompente e ai limiti dei parametri abituali del basket femminile. Lungi dal vederla come un ostacolo insormontabile, la presenza sul campo della cestista ucraina è diventata uno stimolo per l’intera squadra a elaborare strategie nuove, trasformando un potenziale squilibrio in un’opportunità di miglioramento tecnico.
In questa visione, l’agonismo sano emerge non come un’ossessione per il risultato, ma come una scuola di vita fondata sul rispetto e sulla creatività normativa. Un esempio virtuoso di questo approccio è offerto dal mondo paralimpico, capace di creare categorie e sistemi di compensazione che mirano a includere senza snaturare la competizione.
In conclusione appare evidente che lo sport deve restare un luogo dove le regole sono una misura comune per valorizzare il talento e non il pretesto per battaglie ideologiche. Come emerso dal confronto tra Grion, Marin e Dotto, la vera sfida consiste nel conoscere le storie dei singoli atleti con empatia, cercando soluzioni relazionali che, per quanto imperfette, sappiano sempre privilegiare il dialogo all’esclusione.
a cura di
Gianluca Salmaso
NdA: si ringrazia Maddalena Gallo per il materiale gentilmente fornito, utile alla stesura di questo articolo.



