Padova e la sua Università, 800 anni di medicina

Grazie al contributo di Fabio Zampieri e Alberto Zanatta dell’Unità di Storia della Medicina, Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche, Vascolari e Salute Pubblica, Università degli Studi di Padova, possiamo ripercorrere una storia lunga 800 anni, tanto è antica la didattica di Medicina a Padova.

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«L’Università di Padova nacque come centro di studi di Giurisprudenza, ma lo studio delle cosiddette arti liberali, come filosofia, teologia, grammatica, retorica e medicina, era attivo anche prima del 1222. – spiegano gli autori – È possibile dedurre, dai nomi di diversi medici menzionati in documenti risalenti all’XII secolo, che la medicina era insegnata in scuole private».

I test di ammissione alla Facoltà di medicina, 2024 ©Università di Padova

«I primi secoli dell’Università di Padova furono caratterizzati da un fruttuoso equilibrio tra le forze coinvolte nella gestione dell’Università, cioè gli studenti, gli amministratori padovani e il governo della Serenissima, quest’ultimo a partire dal 1405, quando Padova si arrese a Venezia dopo un anno di assedio. – raccontano ancora Zampieri e Zanatta nel loro articolo, ripercorrendo un periodo decisamente pionieristico della vita universitaria – Gli studenti, al principio, avevano il privilegio di eleggere i professori, poiché, come recitano gli antichi statuti dell’Università Giurista, “non vi sono giudici migliori della reputazione e della cultura dei professori dei loro studenti”. Dal 1445 in poi il diritto di selezione dei docenti passò progressivamente ai pubblici poteri, in particolare quelli destinati alle cattedre più importanti, ma gli studenti mantennero il privilegio di scegliere i professori delle cattedre secondarie fno al 1560. Inoltre la loro autonomia e il loro diritto continuarono ad essere garantiti dai veneziani, in particolare perché la maggior parte di essi proveniva da famiglie aristocratiche straniere che avevano un peso anche nelle trame diplomatiche di natura politico-economica».

Una delle curiosità che emerge nel testo proposto è che, nei primi tempi, ai cittadini padovani era precluso l’insegnamento per evitare nepotismi nella scelta delle cattedre. «Il Comune ottenne, tuttavia, la creazione di insegnamenti specifici per i cittadini padovani, definiti di III loco, pur se di minor peso accademico rispetto ai primi due “luoghi”. Il governo veneziano ingaggiò i migliori professori italiani e stranieri, d’intesa con gli studenti».

Una storia ricca di spunti di riflessione, tanto sull’organizzazione degli studi quanto sulla continua ricerca di un metodo di studio e ricerca realmente innovativo e all’avanguardia, come nel caso della farmacia. «Nel 1545 fu fondato il primo Orto Medicinale della storia, oggi patrimonio Unesco, cioè un giardino botanico universitario dedicato specificatamente alla coltivazione, allo studio e alla sperimentazione delle varietà vegetali. Di conseguenza, nel 1564 fu istituita la cattedra Ad ostensionem simplicium, che implicava, cioè, l’esposizione e osservazione reale, non più solamente dai libri, delle piante, in quanto appunto provenienti dall’Orto».

L’Università e la Chiesa di Padova

«È importante ricordare che, durante il periodo della docenza di Brunetti, la Scuola di Medicina si trasferì dal Palazzo del Bo, dove, oltre al teatro anatomico, aveva a disposizione solo altre due aule, ovverosia l’anticamera del teatro stesso, nota come “cucina anatomica” – deputata alle operazioni di preparazione e smaltimento delle salme – e l’aula per le lezioni teoriche, oggi denominata “aula di medicina” e utilizzata per le cerimonie di laurea. Nuove aule, istituti medici e teatri anatomici furono ricavati nell’ex Convento di San Mattia. – si legge ancora nell’articolo – Il convento, edificato nel XIV secolo, dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi passò nel 1807 al Municipio di Padova, diventando una caserma di cavalleria e di ginnastica. Infine, fu acquisito dall’Università per farne la nuova sede della Scuola Medicina anche perché si trovava nelle strette vicinanze dell’ospedale di San Francesco, detto Giustinianeo, costruito e inaugurato nel 1798 grazie agli sforzi economici del vescovo di Padova Nicolò Antonio Giustiniani (1712-1796)».

Giustinianeo, immagine risalente al primo conflitto mondiale ©Azienda Ospedale Università di Padova

Un rapporto, quello fra l’Università e la Chiesa di Padova molto più antico della fondazione del Giustinianeo, come scrivono ancora Fabio Zampieri e Alberto Zanatta solo qualche pagina prima: «Come ben noto, infatti, l’Università fu fondata da un gruppo di studenti e professori provenienti da Bologna, Università che abbandonarono proprio alla ricerca di maggiore libertà accademica. L’Università, di conseguenza, era sotto la protezione e l’influenza non solo del Comune, ma anche della Chiesa. Probabilmente non è un caso se nel 1226, solo 4 anni dopo l’inizio dell’Università, i domenicani si stabilirono a Padova, un ordine religioso particolarmente attivo in ambito culturale».

Una funzione anche di garanzia, quella esercitata dalla Chiesa cittadina, nei confronti della corporazione degli studenti. L’Università, infatti, nacque come Universitas Scholarium e gli studenti si dotarono di uno statuto e di regolamenti condivisi: «questi avevano lo scopo di garantire l’autonomia del percorso di studi che doveva essere riconosciuto legalmente e certificato, al suo termine, dall’autorità vescovile».

Gianluca Salmaso


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