Tempo del Creato: un mese di conversione, dalla violenza alla pace, dal deserto al giardino

«Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci»: questo celebre brano del libro di Isaia, che risuona come una preghiera di pace, è il tema scelto per l’undicesima Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato dello scorso 1° settembre, che ha dato l’avvio al Tempo del Creato promosso dalla CEI e che accompagnerà la vita delle nostre Diocesi e comunità cristiane fino al prossimo ottobre.

La Fondazione Lanza, insieme a Caritas Italiana e Focsiv, anche quest’anno fa coincidere con il Mese del Creato l’avvio del percorso di formazione Verso l’ecologia integrale.

Iscriviti qui: LINK

Giunto alla sua sesta edizione, il corso online si svilupperà attraverso 6 incontri e 2 eventi speciali con il primo, in calendario per il prossimo 21 settembre, che verterà su Ecologia integrale nell’era dell’Intelligenza Artificiale: il contributo dell’Enciclica Magnifica Humanitas

«Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. – scrive nel suo messaggio ai fedeli in occasione della giornata, Leone XIV – Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito».

Gli innumerevoli conflitti armati, alcuni anche geograficamente molto vicini, feriscono i corpi delle persone e la nostra casa comune. «La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. – continua il Santo Padre – Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione; lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti».

Un’esortazione che risuona all’unisono con quella del patriarca ecumenico Bartolomeo I, diffusa per l’inizio dell’anno ecclesiastico che coincide con la Giornata di preghiera per l’ambiente. L’umanità, ribadisce l’Arcivescovo di Costantinopoli, qui nella traduzione di Vatican News, «deve smettere di comportarsi come se non sapesse e abbandonare definitivamente l’illusione che il pianeta Terra possa sopportare in eterno i fardelli e la distruzione causati dall’attività umana, o che la natura abbia il potere di rinnovarsi da sola. L’etica della responsabilità per la tutela dell’ambiente naturale deve trovare espressione a livello globale, nazionale, locale e personale. Ribadiamo ancora una volta che la coltivazione della responsabilità ecologica è un imperativo categorico per l’umanità che si trova ad affrontare la più grande minaccia mai incontrata nel corso della sua storia».

Un monito tanto all’uomo che si sostituisce a Dio in nome dei propri interessi politici ed economici, quanto ai «peccati della modernità» che continuano a creare divisioni e fratture tra l’uomo e l’ambiente.

Dobbiamo tornare a essere custodi del creato, abbandonando il modello del “ricco stolto” delle Scritture. «L’umanità – continua il Patriarca – ha bisogno di raggiungere un accordo su un insieme di valori fondamentali comuni che, in un mondo segnato da conflitti e polarizzazioni, fungano da bussola per il cammino verso il futuro».

Un cammino tracciato anche da Papa Leone, che conclude il suo messaggio esortandoci a custodire i nostri cuori: così facendo «passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace».

a cura di

Gianluca Salmaso

Iscriviti alla nostra newsletter