È online l’evento Dopo Trieste, prendersi cura della democrazia. Rivedi la diretta

Si è tenuto l’evento speciale Dopo Trieste, prendersi cura della democrazia che ha di fatto aperto i lavori del 4° Corso nazionale di formazione verso l’ecologia integrale promosso da Fondazione Lanza, Focsiv e Caritas italiana.

«Abbiamo l’impressione che ci sia una sorta di virus che sta attaccando la democrazia e che parte proprio dal fatto che c’è una vera e propria ribellione nei confronti della complessità. – ha spiegato Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, nella sua introduzione alla serata – E questo è un elemento che ci deve far riflettere come chiesa e come credenti, perché la ribellione nei confronti della complessità favorisce sempre delle scorciatoie o delle tentazioni semplificatrici».

Un rifiuto della complessità che allontana le persone dalle istituzioni a cominciare dall’astensionismo, un problema questo che proprio il Presidente della Repubblica aveva evidenziato all’apertura delle Settimane Sociali, nel luglio scorso. «I credenti non possono permettersi il lusso di pensare che la politica, le istituzioni, i partiti siano parte del problema e non parte della soluzione. – ha concluso Borsotto – Questo è un errore madornale».

Aperte le iscrizioni al 4° Corso di formazione nazionale verso l’Ecologia Integrale

C’è ancora poco tempo per iscriversi al 4° Corso promosso da Fondazione Lanza con Focsiv e Caritas italiana che inizierà il prossimo mese di ottobre.

Tutte le informazioni sono disponibili online a questo link: https://shorturl.at/9aEeK

Perché amare la democrazia?

È compito di mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania e Presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, ricordare il senso del lavoro fatto nel corso delle giornate triestine, cominciando dalla domanda che il professor Nicoletti rivolgeva all’assembla nella sua relazione: perché amare la democrazia?

«Non siamo andati a Trieste per scoprire la democrazia – ha ricordato mons. Renna – ma lì abbiamo svelato quello che portiamo nel cuore e quello che è il frutto di tanto impegno, anche di voi che avete organizzato questo incontro. L’amore della democrazia sta alla base delle ragioni che hanno messo in moto i delegati».

La cinquantesima settimana non si è limitata a celebrare un anno giubilare carico di nostalgia sul passato della presenza dei cattolici in Italia.

mons. Luigi Renna

La democrazia come concetto che va oltre alla semplice gestione tecnica e amministrativa del potere ma diventa idea, quintessenza di libertà con al centro la persona come portatrice di diritti e di valori.

«Oggi ci rendiamo conto che la democrazia molte volte è semplicemente nominale, nasconde altri progetti, perché non ha alla base la stessa visione della persona – rifletteva l’Arcivesovo di Catania – c’è un pensiero debole sulla democrazia, in alcuni casi è eclettico, penso soprattutto a quello di movimenti civici, dei movimenti che nascono e e muoiono nello spazio di poco tempo sulla base certamente di un grande entusiasmo, di un desiderio riformistico, ma quando manca un pensiero è molto facile perdersi dopo un po’ di tempo».

Mons. Renna: da Trieste una visione, una presenza e un metodo rileggi la relazione all’evento Camminare insieme dopo Trieste del 3 settembre scorso.

Una democrazia dove, come diceva il presidente Sergio Mattarella, «i diritti si inverano attraverso l’esercizio democratico. Se questo si attenua, si riduce la garanzia della loro effettiva vigenza. Democrazie imperfette vulnerano le libertà» ma che non può vedersi esaurita, risolta nella sola partecipazione democratica e nell’elezione di una pur necessaria rappresentanza. «La democrazia non è solo volontà di un popolo che ha votato qualcuno – spiega mons. Luigi Renna – ma volontà che non deve dimenticare che esiste la libertà individuale».

Luigi Renna ©CEI

Una libertà che va promossa, assecondata così come vanno favorite le occasioni d’incontro fra coloro i quali «entusiasmati dalla loro fede, spinti dalla carità che li ha portati ad abbracciare la carità politica, sono diventati amministratori». Non bisogna abbandonare la politica ma neanche, verrebbe da dire, i politici «affinché i cattolici non siano divisi su ciò che è essenziale».

Tra economia e democrazia

«La ricerca degli ultimi anni, soprattutto dopo la grande crisi finanziaria del 2008-2009 ha mostrato delle chiare correlazioni tra la crescita dei partiti populisti in alcuni territori e shock di natura economica. – ha ricordato Sebastiano Nerozzi, Professore di storia del pensiero economico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore prima che segretario del Comitato scientifico delle Settimane Sociali – Tali shock derivavano principalmente dall’esposizione alla globalizzazione e alla de-industrializzazione, alla marginalizzazione economica di alcuni territori, insieme con fenomeni migratori che però da soli, ed è bene tenerlo a mente, non erano capaci di attivare una forte partecipazione in senso populista».

Sebastiano Nerozzi ©CEI

La buona salute del tessuto economico di un paese è quindi condizione necessaria ma non sufficiente a garantire la salute della sua democrazia. «Il voto populista o il non voto – ricorda il prof. Nerozzi – fa breccia soprattutto nei ceti operai delusi in qualche modo dalle dinamiche economiche dell’ultimo ventennio ma anche della classe media che soffre sempre di più e che spesso va a sperimentare situazioni di insicurezza economica molto alta, legate anche ai cambiamenti tecnologici in atto».

Un’economia deve crescere non solo in quantità ma soprattutto in partecipazione e su questo c’è ancora tanto da lavorare.

prof. Sebastiano Nerozzi

È il caso dell’intelligenza artificiale che minaccia le professioni intellettuali, ad esempio, ma anche nel crescete divario generazionale quando si parla di stabilità dei contratti di lavoro e di prospettive per il futuro. «Dopo decenni in cui il nostro Paese è cresciuto e magari i figli avevano prospettive migliori dei genitori o almeno simili a quelle dei genitori – ha ricordato il prof. Nerozzi – oggi abbiamo una situazione in cui i giovani sanno di dover lottare molto di più dei loro genitori per poter raggiungere determinate posizioni, per poter costruire un lavoro gratificante».

Verso la cittadinanza ecologica

«Serve stimolare una nuova visione del modo in cui viviamo, del modo in cui produciamo, del modo in cui consumiamo, che sia, che debba essere, che deve essere sempre di più in armonia con le varie forme che la vita assume sulla terra» ha esortato Gabriella Calvano, ricercatrice presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro e membro del Comitato scientifico delle Settimane Sociali.

«La cittadinanza ecologica – ha continuato la dottoressa Calvano – ci spinge a riscoprirci ogni giorno cittadini del mondo, perché la terra è la casa comune, perché la terra è la casa planetaria, è una casa che va abitata con responsabilità ecologica, cioè una responsabilità che è rispettosa delle differenze, che è rispettosa delle diversità, che valorizza le fragilità, che attenta a costruire una comune identità terrestre, direbbe Edgar Morin».

Ma come si può concretamente esercitare questa nostra condizione di cittadini ecologici? «Ci serve una educazione che sia per tutte le età» spiega la ricercatrice, ricordando come l’apprendimento non sia più legato ad una stagione della vita ma ad un impegno continuo e costante, indispensabile per comprendere il contesto in cui siamo chiamati ad operare. «Serve favorire un esercizio della cittadinanza attiva, partecipativa ed ecologica che sia in grado di garantire un equilibrio tra attenzione all’ambiente e attenzione alle persone, sapendo usare in modo etico le tecnologie, perché le tecnologie e la rete non vanno considerati ostili alla giusta transizione della quale sono parte integrante».

Una fiducia nel progresso che però non è acritica ma consapevole: «mai demonizzare le tecnologie – conclude Calvano – ma comprendere come usarle eticamente».

Gianluca Salmaso

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