Il Soffietto, consigli di lettura – estate 2026

Con questa news riprendiamo la rubrica “Il Soffietto” del sito della Fondazione Lanza dedicata alla presentazione dei bollettini in Etica, Filosofia e Teologia, Etica e Medicina e Etica e Politiche Ambientali che propongono tre diverse rassegne bibliografiche aggiornate e disponibili online, che dal 2022 guidano i lettori negli oltre 9000 titoli e 190 periodici disponibili presso la nostra Biblioteca.


Il Soffietto: come un piccolo mantice che attizza le braci, così il breve testo nella quarta di copertina, nelle alette del volume o nella fascetta che lo racchiude ci invita alla lettura ravvivando la nostra curiosità. I libri che consigliamo sono disponibili anche in prestito presso la nostra Biblioteca.


Acronimo simile ma significato e intenzioni completamente diversi: a separare il PNR dal più noto PNRR c’è, insomma, molto di più di una semplice consonante.

Si tratta di trovare l’erre, come dicevano i nostri nonni, perché se come per il Piano nazionale di ripresa e resilienza l’ispirazione era comunitaria, per il nuovo Piano nazionale di rinaturalizzazione la derivazione è sì dalla normativa europea, ma l’iter di attuazione è tutto ancora da scrivere.

Se ne parla in questi mesi e ad esserne coinvolti sono poco meno di duemila comuni italiani – meno di un terzo del totale, anche se altri possono aderire liberamente – che stanno stilando piani e programmi per avviare una “grande opera pubblica” di ripristino della natura.

«Restaurare anche solo il 15% degli ecosistemi degradati – osservava ASviS – potrebbe ridurre del 60% la perdita di specie». Si tratta, insomma, di investire nella biodiversità e nel suo ripristino perché, quando la natura è in sofferenza, proteggerla semplicemente non è più sufficiente.

«L’economia del restauro potrebbe essere anche una bandiera dell’economia della pace – osservava Roberto Danovaro, autore di Restaurare la natura – il restauro ecologico, restituendo benessere ed economia ai territori e andando a favore delle comunità locali, inverte questo processo, diminuisce le tensioni sociali e favorisce un processo di equità nella redistribuzione delle risorse».

Danovaro, ospite del Festival dello sviluppo sostenibile, si spinge oltre: rigenerare gli habitat conviene, a suo avviso, perché produce nuove economie e nuovi valori e conseguentemente nuovo benessere. Un po’ come quello che si crea facendo jogging in un florido parco urbano e non a margine di una strada trafficata.

«Credo si possa lavorare tantissimo sulla frattura che si è creata tra l’uomo e la natura, partendo però dalle comunità, dai cittadini – rincara la dose Stefania Divertito, in una recente intervista al Fatto Quotidiano – Credo, ad esempio, che il grande tema del cambiamento climatico sia stato quasi completamente demandato ai giovani. Loro sono scesi in piazza, loro lottano, loro imbrattano. E noi li guardiamo, giudicando in modo positivo o negativo il loro operato, dicendo cosa dovrebbero fare. Ma questa è una lotta che deve riguardare tutti, comitati, gruppi di cittadini».

Nel suo saggio Uccidere la natura, Divertito prende ancor più di petto la questione affrontandola in termini di “ecocidio”: la natura quando muore non lo fa in silenzio, dal fiume Atrato in Colombia, avvelenato dalle attività minerarie illegali, al fiume Whanganui in Nuova Zelanda, diventato una delle prime realtà naturali al mondo a ricevere protezione legale anche grazie alla sacralità che gli tributa il popolo Maori, recepita dalla legislazione neozelandese.

Nel nostro piccolo mondo fatto di case, condomini e capannoni spesso e volentieri la sfida della rinaturalizzazione passa per misure all’apparenza semplici ma nient’affatto scontate.

«L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio da oggi in poi» auspicava Paolo Pileri dalle colonne di Altraeconomia.

Depavimentare i grandi spazi urbani è diventato un argomento di discussione quotidiano nel corso di questa torrida estate: le isole di calore nascono e si alimentano in quelle enormi distese di cemento e asfalto che sono, ad esempio, i nostri parcheggi. E se le macchine da qualche parte bisogna pur farle stazionare – benché sarebbe auspicabile una riflessione anche sul loro utilizzo o, quando e dove possibile, non utilizzo – il problema di non posteggiarle sopra un monolite impermeabile e con tutte le caratteristiche di una graticola rovente è sotto gli occhi di tutti.

Il caldo, lì sopra, si amplifica e quando piove l’acqua dei temporali estivi non sa dove sfogarsi, allagando strade e riuscendo a saturare anche gli scarichi più puliti.

La sfida è riportare la natura da dove colpevolmente l’abbiamo tolta e al tempo stesso preservarla, aiutarla a sopravvivere ai cambiamenti climatici tutelandone il più possibile l’essenza selvaggia e incontaminata.

Il salto da tombini e caditoie alla wilderness dei grandi parchi americani è doppio, triplo e carpiato ma è necessario per confrontarsi con obiettivi ambiziosi che diano senso anche alle azioni “di periferia”.

Nel suo saggio In difesa della natura selvaggia, Marco Sioli ripercorre la storia dei parchi nazionali americani, nati con la chiara volontà di riconoscere l’etica ambientale come riflessione critica verso il prevalente antropocentrismo.

Una missione che è soprattutto figlia dell’impegno di un ristretto ma influente gruppo di “padri nobili” che nel corso di due secoli hanno contribuito a plasmare tanto l’istituzione quanto la forma mentis che sottende la conservazione della natura in luoghi iconici come Yosemite e Yellowstone.

Per difendere la natura selvaggia, la wilderness, servono atti coraggiosi, atti che, per il ranger Edward Abbey citato da Sioli, valgono moltissimo, nella misura in cui «il sentimento senza l’azione è la rovina dell’anima».

a cura di

Gianluca Salmaso


La Biblioteca raccoglie circa 9.000 volumi monografici moderni. Sono presenti più di 30 titoli di periodici correnti in formato cartaceo e/o elettronico, circa 30 in solo formato elettronico e altri 130 periodici fermi ad una determinata annata. Dalle riviste vengono periodicamente selezionati articoli tematici. Approfondisci qui.

Iscriviti alla nostra newsletter