Mobilità elettrica? Va spiegata

Uno degli ambiti in cui si gioca la transizione energetica è rappresentato dalla elettrificazione della mobilità che in Europa e in Italia pesa per circa un terzo sulle emissioni di gas serra e per questo rappresenta un settore particolarmente rilevante sul quale è necessario agire per contrastare la crisi climatica riducendo le emissioni di CO2 . La strada della decarbonizzazione dei trasporti è già stata intrapresa.


Pubblichiamo la rubrica mensile curata da Matteo Mascia, Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali Della Fondazione Lanza, in uscita ogni terza settimana del mese nel settimanale padovano la Difesa del Popolo.


L’Agenzia internazionale dell’energia nel suo ultimo rapporto sulle prospettive energetiche mondiali riporta come alla fine del 2023 un’auto di nuova immatricolazione su cinque era elettrica, mentre nel 2020 il rapporto era di una ogni 25; inoltre prevede che da qui al 2030 il numero di auto elettriche nel mondo sarà dieci volte superiore a quello attuale.

Nelle principali economie l’auto elettrica sta scalando le classifiche, a partire dalla Cina la cui quota di mercato è pari al 60 per cento della vendita globale, l’Europa è il secondo più grande mercato con il 15 per cento, il terzo è rappresentato dagli Stati Uniti dove le vendite di auto elettriche sono aumentate del 55 per cento nel 2022, raggiungendo una quota di vendita dell’8 per cento.

Nel 2023 sono state immatricolate 14 milioni di auto elettriche e ibride plug-in con una crescita del 35 per cento rispetto all’anno precedente. Sempre nello stesso anno in Europa la vendita di auto elettriche ha superato quella delle auto diesel.

La mobilità elettrica è, dunque, già oggi un megatrend che apre straordinari scenari di sviluppo futuri sia dal punto di vista industriale che occupazionale per i Paesi e le economie che sapranno coglierli e tra questi vi è certamente l’Unione Europea grazie al quadro politico-normativo adottato nel corso del tempo.

Quadro che negli ultimi quattro anni si è ulteriormente rafforzato attraverso l’approvazione di strategie, direttive e regolamenti (Green Deal, Fit for 55, RePower e altri) nella direzione fortemente innovativa di realizzare la transizione ecologica, anche nel settore della mobilità elettrica.

Nel dibattito pubblico del nostro Paese vi sono però ancora molte resistenze al cambiamento sostenute da una disinformazione ricorrente che attribuisce alla Commissione Europea un approccio ideologico riguardo il passaggio alla mobilità elettrica e, più in generale, alla transizione energetica. 

Si tratta di un’interpretazione strumentale, perché le iniziative legislative hanno alla base una profonda e approfondita visione scientifica (scienze economiche, tecniche e sociali), prevedono nell’iter normativo la consultazione dei principali player del settore insieme con le organizzazioni sindacali e della società civile, infine, perché il processo decisionale europeo prevede che le decisioni vengano assunte dal Parlamento e dal Consiglio europeo e, in quest’ultimo, sono rappresentati i governi nazionali che hanno sempre l’ultima parola sui testi legislativi.

Sarà importante tenere in considerazione questi aspetti in occasione delle imminenti elezioni europee e al prossimo Parlamento e Consiglio europeo chiedere un maggiore impegno di comunicazione per spiegare, con modalità, strumenti e linguaggi anche innovativi, che la transizione tecnologica, organizzative e culturale verso la mobilità elettrica è necessaria per contrastare la crisi climatica, possibile grazie alle conoscenze e alle tecnologie disponibili, generativa perché migliora la condizione di vita delle persone e delle comunità e crea nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.

Matteo Mascia
Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali Della Fondazione Lanza

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