Direzione Europa: fra etica e ambiente, quale Unione ci riserverà il futuro?

Superata la pandemia, impegnata in una ambiziosa transizione energetica e tecnologica e protagonista di un dibattito che investe ogni aspetto della vita dei suoi cittadini e non solo, l’Unione Europea è arrivata ad un bivio elettorale. Una rassegna stampa argomentata in vista delle elezioni del prossimo 8 e 9 giugno.


Che ne sarà dell’ambiziosa transizione verde dell’Unione Europea? E sui diritti civili e la promozione della vita, quali voci e quali istanze prevarranno nei mesi a venire? Sono alcuni degli interrogativi che ci accompagneranno fino alle prossime elezioni europee perché, se è sotto gli occhi di tutti che l’ultima legislatura ha dovuto affrontare alcune tra le crisi più difficili della storia dell’Unione, non c’è da farsi molte illusioni che il futuro sia privo di sfide e di incognite.

SOSTENIBILITA’, RIVOLUZIONE EUROPEA

«L’Europa è determinata a guidare la rivoluzione delle tecnologie pulite – dichiarava non senza retorica Ursula von der Leyen, presidente uscente della Commissione Europea – Per le nostre imprese e i nostri cittadini, ciò significa trasformare le competenze in posti di lavoro di qualità e l’innovazione in una produzione di massa, grazie a un quadro più semplice e più rapido. Un migliore accesso ai finanziamenti consentirà alle nostre principali industrie delle tecnologie pulite di crescere rapidamente».

Alle parole sono seguiti i fatti: un terzo dei 1800 miliardi di euro di investimenti previsti dal piano Next generation EU sono stati indirizzati al finanziamento del Green Deal europeo, il grande piano che dovrà portare ad una riduzione delle emissioni del 55% nell’Unione entro il 2050.

Una transizione non sempre facile e indolore, specie in settori come l’automotive, più esposti alla concorrenza dei costruttori cinesi e americani che si sono specializzati nella costruzione di veicoli elettrici. 

Recuperare terreno in termini di capacità e qualità produttiva è una sfida ambiziosa per l’industria europea, certo, ma già oggi l’Europa allargata è il secondo mercato al mondo per numero di veicoli elettricivenduti e circolanti al mondo, dietro la Cina e davanti agli Stati Uniti. 

Un contesto però non omogeneo, come certifica Acea : nello scorso mese di marzo la media europea parlava di un 13 percento di nuove auto elettriche vendute sul totale, a fronte di quasi il 19 percento in Francia ma anche di un 3 percento in Italia e di un 12 percento in Germania. 

Pesano soprattutto le diverse politiche a livello dei singoli Paesi anche in termini di incentivo, di fronte al quale l’Unione dovrà decidere se esercitare il suo ruolo di guida per definire delle strategie comuni o invece segnare il passo, rischiando di vanificare quanto di buono sia già stato fatto per il contrasto al cambiamento climatico.

GREEN: COME I PARTITI POLITICI SI PRESENTERANNO ALLE ELEZIONI EUROPEE?

«A differenza di quanto previsto per le elezioni politiche del Parlamento italiano, i partiti non sono obbligati a presentare un programma per le elezioni europee» mette in chiaro il popolare sito pagellapolitica.it prima di presentare una carrellata di menù politici da fare girare la testa. 

«I principali gruppi politici danno diversi livelli di importanza a questi temi nei loro manifesti elettorali. – scrivono Marta Pacheco e Robert Hodgson su Euronews, compilando uno dei report più completi sulla sensibilità dei partiti politici alle questioni ambientali – Se da un lato c’è un terreno comune, tutti concordano sulla necessità di una qualche azione per il clima, dall’altro c’è un’enorme variazione nel livello di dettaglio e negli impegni concreti».

«Il Ppe, nel suo manifesto, mette l’accento sulla sicurezza (difesa, industria degli armamenti, lotta all’immigrazione e al terrorismo) e sulla competitività. – riassume ASviS presentando il dossier I Manifesti delle forze politiche per la legislatura europea 2024-2029  –  Il Pse chiede politiche sociali, economiche e ambientali interconnesse e auspica una trasformazione del sistema economico che metta maggiormente l’accento sulla giustizia sociale. Anche il manifesto dei Verdi è molto sociale. Il testo di Alde è invece un classico testo di ispirazione liberale: molto progressista sui diritti civili e lo Stato di diritto, pro-mercato in materia socioeconomica, e molto esplicito su difesa e industria degli armamenti. Per la Sinistra le priorità sono l’antifascismo e la lotta al capitalismo ordoliberale, la difesa dei servizi pubblici, l’ecologia integrale e la pace.  Infine, Ecr insiste sulla necessità di preservare l’identità nazionale».

DIRITTI CIVILI E PROMOZIONE DELLA VITA, PARTITE ANCORA APERTE

Non c’è solo la transizione climatica e tecnologica ad animare il dibattito e dividere l’agone politico: la  risoluzione approvata dal Parlamento Europeo con 336 voti favorevoli, 163 contrari e 39 astensioni dello scorso 11 aprile dove si chiede l’introduzione dell’aborto nell’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, pur non essendo vincolante ha comunque certificato l’esistenza di una pluralità di sensibilità, posizioni e anche di strategie politiche.

«La risoluzione rientra comunque a pieno titolo tra i casi di “gravi violazioni della dignità umana”, frutto di “fraintendimenti del concetto di dignità che ne distorcono il significato”, appena denunciati dalla Chiesa cattolica nella Dichiarazione Dignitas infinita, pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della fede e firmata dal cardinale Victor Manuel Fernandez» spiega Leone Grotti dalle colonne di Tempi, chiarendo come al voto del Parlamento debba seguire il più difficile consenso all’unanimità di tutti i Governi perché la proposta abbia un seguito.

Il prefetto, card. Victor Manuel Fernández – foto la Vita del popolo.

Anche i Vescovi europei non hanno usato mezzi termini: «l’aborto non potrà mai essere un diritto fondamentale. ­– riporta Vatican news  – Il diritto alla vita è il pilastro fondamentale di tutti gli altri diritti umani, in particolare il diritto alla vita delle persone più vulnerabili, fragili e indifese, come il bambino non ancora nato nel grembo della madre, il migrante, l’anziano, la persona con disabilità e il malato». 

Un appello accorato a difesa della vita, quello espresso con forza nella Dichiarazione, capace di abbracciarne ogni suo aspetto, compresa la fine dove ribadisce una chiara condanna anche all’eutanasia: «la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta – si legge – non somministrata».

Ma il dibattito sulla vita non può prescindere dalla demografia i cui toni sono sempre più simili a quelli di un inverno che avanza sul Continente. Nel 2022 in Europa sono nati meno di 4 milioni di bambini, segnando un calo di mezzo milione di nascite rispetto a vent’anni prima.

«Finora l’immigrazione sta evitando che in Europa il basso livello delle nascite faccia calare il numero complessivo degli abitanti. – scrive Lorenzo Ruffino su pagellapolitica.it – Anche qui ci sono grandi differenze tra i Paesi: alcuni hanno una popolazione in crescita, altri in calo, come l’Italia».

Proprio l’Italia, il paese più vecchio d’Europa, preoccupa gli osservatori. «Le limitate politiche del Paese a sostegno delle giovani famiglie – spiega a Euronews Cecilia Tomassini, docente di Demografia e statistica sociale presso l’Università del Molise – trasmettono il messaggio negativo che avere una famiglia non porta valore alla comunità e non è degno di essere sostenuto».

Anche in questo l’Unione ha giocato e può giocare, se la politica lo vorrà, un ruolo in futuro: dai piani per il potenziamento dei talenti ai sostegni economici per i genitori, i giovani fino ai piani di monitoraggio e raccolta dei dati demografici, tutto concorre a promuovere una visione integrale della vita.

Gianluca Salmaso

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