Rinnovabili: non si può aspettare. Ferdinando Cotugno e Arturo Lorenzoni alla vigilia della Padova Climate Action Week

Arturo Lorenzoni

Arturo Lorenzoni

Professore di economia dell’energia all’Università di Padova, nella Scuola di Ingegneria. Esperto di sostenibilità, è stato consigliere regionale del Veneto e vicesindaco di Padova.

Ferdinando Cotugno

Ferdinando Cotugno

Giornalista e podcaster, specializzato in ambiente e crisi climatica. Scrive per testate nazionali come il Domani e conduce podcast dedicati alla transizione ecologica e alla sostenibilità.

Pubblichiamo l’articolo firmato da Gianluca Salmaso ospitato nel numero di domenica 27 marzo del settimanale padovano la Difesa del Popolo. 


Nulla come l’energia e il suo prezzo, prima ancora che il suo valore, riescono a tenere insieme la geopolitica con la cronaca, la macroeconomia del barile con la microeconomia della pompa di benzina. E mai come in questi giorni, quando il prezzo del gasolio è arrivato stabilmente oltre i 2 euro al litro e un cappio cinto allo stretto di Hormuz torna a strangolare i rifornimenti mondiali, una riflessione seria sul futuro anche delle nostre città appare non più rimandabile. 

È questo il senso profondo della sfida che attende Padova con la sua Climate action week, al via il prossimo 11 aprile, un evento che si inserisce in un panorama internazionale in fermento, segnato dal tentativo della Colombia di rilanciare il Fossil fuel treaty oltre la Cop30. «Si tratta di un’iniziativa della cui importanza discuteremo proprio a Padova – spiega il giornalista e podcaster Ferdinando Cotugno, esperto di ambiente ed ecologia del quotidiano Domani – non ci attendiamo niente di epocale, però vi prenderanno parte Paesi produttori di idrocarburi, come la stessa Colombia, e l’Australia che è il secondo produttore mondiale di carbone. L’obiettivo ambizioso di cui si discuterà è il trattato di non proliferazione delle fonti fossili. Non si tratta ancora di un vero e proprio trattato internazionale, ma di un discorso pubblico potente che ha già ottenuto il sostegno, tra gli altri, dell’Oms».

La sfida è, in qualche modo, quella di andare oltre il multilateralismo figlio degli anni novanta, che oggi appare troppo lento rispetto all’urgenza climatica. «L’esperimento di Santa Marta, organizzato da Colombia e Paesi Bassi – continua Cotugno, che animerà l’evento inaugurale della settimana “Transition away dai combustibili fossili: utopia o soluzione reale?”, ospitato dall’Orto Botanico domenica 11 aprile alle ore 15 – rappresenta l’idea che non si possa più aspettare che tutti i Paesi del mondo si muovano all’unisono, ma che una parte di essi, un’avanguardia, agisca come una navicella che si stacca dall’astronave madre e prova ad avviare questo processo sperando che gli altri la seguano. È un tentativo molto da guerra fredda com’è da guerra fredda la situazione che stiamo vivendo in questo periodo e che si gioca proprio sulle linee della transizione delle fonti d’energia, con gli Stati Uniti, la Russia e i petrostati da un lato e dall’altro “l’elettrostato” cinese che sta allevando una serie di piccoli stati simili; basta vedere i numeri del fotovoltaico in Pakistan e il caso emblematico della Spagna».

C’è però una differenza strutturale e quindi profondamente politica tra questi due modelli di sviluppo. «Abbiamo questa faglia fra chi procede con decisione sull’elettrificazione e la decarbonizzazione e chi rimane indietro – riflette ancora il giornalista di Domani – L’Europa è esattamente a metà di questa frattura con Italia, Ungheria e in parte Germania da un lato e dall’altro Spagna e Portogallo con il supporto esterno del Regno Unito. È ormai diventato un confronto esistenziale, perché conviene economicamente: gli idrocarburi sono una materia prima di cui ti devi costantemente approvvigionare, mentre le rinnovabili sono una tecnologia che abbatte radicalmente il suo costo dopo l’installazione. Il sole e il vento, a differenza del gas e del petrolio, non possono essere trasformati in un’arma di ricatto geopolitico. Certo, l’infrastruttura delle rinnovabili ci espone a dipendenze nuove, quelle per il litio, il nickel, il silicio policristallino o le terre rare, ma una volta che hai comprato la tecnologia, peraltro da una geografia di fornitori molto più diffusa rispetto a quella del fossile, poi sei finalmente emancipato».

In questo contesto, la scelta di campo delle amministrazioni locali diventa determinante per trainare il cambiamento nazionale e dare risposte concrete ai cittadini. «Ricordo bene il dibattito degli anni novanta quando il Governo decise di finanziare il motore a gas per le automobili: già allora era evidente che non si trattava di una risposta valida per il futuro dell’industria e infatti il mercato non è decollato con i numeri che molti si attendevano». 

Arturo Lorenzoni, già vicesindaco di Padova e consigliere regionale del Veneto, da alcune settimane è ritornato a tempo pieno al suo primo amore: la cattedra di Economia dell’energia all’Università di Padova. «Padova ha fatto una scelta audace ad aderire agli obiettivi di neutralità climatica 2030 e credo abbia fatto anche la scelta giusta – commenta il docente padovano che interverrà al panel ospitato da Banca Etica “Energie dal basso: lotte locali e sfide globali per la transizione energetica” che si terrà il 14 aprile alle ore 19 – Il tema centrale è che il mondo dell’energia, negli ultimi trent’anni, ha superato definitivamente l’economia di scala: nel Novecento il sistema si era concentrato su grandi impianti perché costavano meno, come Porto Tolle che è poi stato dismesso. Oggi un impianto più piccolo ha rendimenti proporzionalmente più alti e questo ha spostato nel tempo gli equilibri da grandi imprese, grande finanza e grandi operatori a investimenti locali e diffusi».

Una rivoluzione non solo climatica

L’energia è sempre più un affare di prossimità, capace di ridistribuire potere decisionale e benefici economici direttamente sul territorio. «E questa cosa è dirompente – chiosa Arturo Lorenzoni – l’abbiamo visto in Italia con l’interesse crescente per le comunità energetiche, ma accade anche in India, che nel suo nuovo piano energetico è passata dai grandi impianti a carbone sulla costa ai piccoli impianti fotovoltaici nei villaggi rurali. È una rivoluzione che mette insieme aspetti climatici ed economici, ma anche profondamente sociali». Come tutte le rivoluzioni, però, finisce anche per polarizzare l’opinione pubblica, alimentando resistenze e dubbi. «Bisogna reagire con forza alla disinformazione che dice che i cambiamenti climatici non esistono, che le automobili elettriche siano un rischio costante d’incendio o che il sistema Ets faccia male alle imprese europee – conclude Lorenzoni – nonostante i fortissimi interessi in gioco che difendono il sistema degli idrocarburi, gli investimenti nelle rinnovabili vanno avanti veloci, spesso anche senza bisogno di incentivi statali. Le persone continueranno a installare impianti fotovoltaici sui tetti e ad acquistare auto elettriche per un motivo essenziale: perché convengono».

a cura di 
Gianluca Salmaso

Arturo Lorenzoni parteciperà a due eventi della PCAW:

Scenari di sviluppo dell’offerta di energia: prezzi, costi per i consumatori, opportunità per l’economia e scelte politiche, 19/04/2026 15:00 presso Palazzo Del Bo Aula Nievo TUTTE LE INFORMAZIONI

Energie dal basso: lotte locali e sfide globali per la transizione energetica, 14/04/2026 19:00 presso Banca Etica, Sala Impastato TUTTE LE INFORMAZIONI

Ferdinando Cotugno parteciperà all’evento Transition away dai combustibili fossili: utopia o soluzione reale?, 11/04/2026 15:00 presso Orto Botanico di Padova TUTTE LE INFORMAZIONI

Foto di Michael Pointner su Unsplash

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