L’accelerazione dell’intelligenza artificiale e la diffusione del digitale stanno rimodellando il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo. Emergono così vulnerabilità che non riguardano solo i rischi tecnici, come la violazione della privacy o i cyberattacchi, ma i processi di costruzione dell’identità, le relazioni, la capacità di scelta e la responsabilità condivisa.
Al termine di un ciclo triennale di studio e approfondimento intorno al tema poliedrico della vulnerabilità, la Fondazione Lanza propone la due giorni “Vulnerabilità e intelligenza artificiale”, organizzata a Padova il 20 e 21 novembre con la Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate e con il patrocinio del Dipartimento Fisspa dell’Università di Padova, della Facoltà Teologica del Triveneto, dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona.

La sera del 20 novembre, alle ore 20.30, nell’eccezionale cornice dello Studio Sacro di Padova, la cittadinanza è invitata all’incontro pubblico “Dialogo su vulnerabilità e intelligenza artificiale”. Moderato da Luigi Rancilio, già caporedattore di Avvenire, vedrà la partecipazione di Veronica Neri (Università di Pisa), Giovanni Salmeri (Università di Roma Tor Vergata) e Marco Zanetti (Università di Padova).
Un’occasione per capire come il rapporto con gli ambienti digitali ridefinisca l’esperienza del corpo, della prossimità e della presenza, fino a una forma di disincarnazione che cambia il modo di stare in relazione con l’altro. La datificazione, cioè la raccolta e l’analisi di dati sensibili e tracce digitali, può limitare la libertà, orientare le scelte e generare disparità.
Di fronte a soluzioni preconfezionate e immediate, si indebolisce la figura di un soggetto capace di discernere e di farsi carico delle proprie azioni, mentre l’intreccio tra decisione umana e processi algoritmici rende difficile individuare il responsabile degli esiti.
Si tratta di forme di vulnerabilità sociali e ambientali da non sottovalutare, soprattutto nei più recenti sviluppi dell’IA. Il digital divide accentua le disuguaglianze preesistenti, e i sistemi algoritmici possono riprodurre pregiudizi e stereotipi, colpendo chi è già più fragile. Inoltre, data center e infrastrutture digitali richiedono grandi quantità di energia, spesso da fonti non rinnovabili, con effetti sull’inquinamento e sul clima che pesano in modo diseguale.
Saper leggere l’IA attraverso la categoria della vulnerabilità permette di mettere in luce i fattori che ci espongono e il legame tra vulnerabilità umana e ambientale. Significa individuare criteri condivisi per progettarla e usarla, e promuovere un agire fondato su cura e responsabilità.
