
Matteo Mascia
Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza.

Simone Morandini
Membro del comitato scientifico della Fondazione Lanza, docente e direttore di CredereOggi.

Antonello Pasini
Fisico del clima del CNR, divulgatore e docente all'Università di Roma Tre.

Vincenzo Corrado
Direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della CEI.

Manuela Tulli
Giornalista e caposervizio del servizio Vaticano di Ansa.
Con l’evento inaugurale del 21 settembre ha preso ufficialmente avvio la 6ª edizione del Corso di formazione Verso l’ecologia integrale, promosso congiuntamente da Fondazione Lanza, Focsiv e Caritas Italiana.
Il corso di quest’anno si concentrerà su tre ambiti tematici: il primo è legato alla necessità di andare oltre il paradigma della crescita economica illimitata; il secondo si concentra sull’aumento delle migrazioni causate dalla crisi climatica; e il terzo si focalizza sui territori come luoghi in cui si mostrano gli effetti della crisi, ma anche come spazi di cambiamento.

Informazioni e iscrizioni al Corso: leggi qui.
«Il modello degli incontri – spiega Matteo Mascia, coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali di Fondazione Lanza – ricalca quello degli anni scorsi, ma abbiamo voluto apportare un cambiamento di modalità, lasciando alcuni spazi, alcuni incontri maggiormente focalizzati alla dimensione del dialogo».
Nel programma del corso saranno 3 gli incontri che si svilupperanno con questa modalità più dialogica, lasciando ad altri 3 appuntamenti il compito di sviluppare un approfondimento verticale. Ogni appuntamento sarà poi seguito da un momento di “ripasso”, affidato ad articoli come quello di oggi che vogliono riassumere alcuni dei punti salienti, offrendo così anche l’opportunità di un approfondimento mirato.
Magnifica Humanitas non è solo un’enciclica sull’intelligenza artificiale, ma un documento sull’umanità nel contesto della rivoluzione digitale, in continuità con la Laudato si’.
«Il Papa – ricorda nel suo saluto Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della CEI – chiede che la verità sia un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità. Occorre quindi promuovere un’ecologia della comunicazione. Non si tratta di uno slogan, ma di un punto fermo da cui muovere. La verità non appartiene al più forte, al più visibile, a chi è il più veloce, a chi velocemente cerca di occupare lo spazio pubblico. La verità è il patrimonio condiviso e se è il patrimonio condiviso, comunicare non può più essere pensato come un atto isolato, individuale, ma come una responsabilità verso un ecosistema comune».
L’incontro è entrato nel vivo con la riflessione del teologo e direttore della rivista Credere Oggi, Simone Morandini, che ha messo in relazione le due encicliche, evidenziando come nell’una risuonino, talvolta in modo inedito, i principi cardine della dottrina sociale della Chiesa e alcune intuizioni della Laudato si’.
«La stessa intelligenza artificiale certamente si presenta come un tema importante, – riflette Morandini – ma è soprattutto una cartina di tornasole tramite la quale Papa Leone mostra quanto fecondo e capace di novità sia il pensiero sociale cattolico, scoprendone soprattutto la capacità di misurarsi con sfide sempre nuove. Una di queste sfide è evidentemente la pace, a cui è dedicato un intero capitolo, ma anche la crisi ambientale che compare trasversalmente in contesti sempre nuovi».
Magnifica Humanitas, in particolare, rilancia e rinnova tre grandi capisaldi: la destinazione universale dei beni, anche digitali; la solidarietà in un’ottica anche intergenerazionale; e la sussidiarietà come alternativa allo strapotere delle grandi imprese.
La complessità del sistema climatico: è composto da quattro sottosistemi interconnessi – atmosfera, oceani, ghiacci e biosfera – su cui agiscono sia cause esterne sia l’azione umana.
Nel Mediterraneo, il riscaldamento è il doppio della media globale. È questo uno dei dati scientifici, forse il più impressionante, che Antonello Pasini, fisico del clima del CNR, ha presentato per spiegare la gravità del cambiamento che stiamo vivendo.
«Quando ho letto per la prima volta la Laudato si’ – ricorda Pasini – mi sono reso conto di come Papa Francesco avesse chiarissima l’idea di questa complessità. In tutta la prima parte esprime concetti estremamente importanti: siamo un anello della catena di questa complessità, non siamo i padroni del mondo, ma siamo un nodo della rete che va armonizzato con gli altri nodi».
Nodi che l’umanità sta compromettendo con le guerre e con un atteggiamento conflittuale in ogni ambito.
L’intelligenza artificiale può esserci utile, ma sarebbe eccessivo, utopistico forse, immaginarla come la panacea di tutti i mali.
«Noi, per esempio, la utilizziamo in sinergia con i nostri modelli – riporta il fisico del clima – Quindi è proprio il caso di dire: non vanno lasciati indipendenti i modelli di intelligenza artificiale, vanno legati ai nostri modelli; una grossa lezione anche per altri ambiti. I modelli classici ti forniscono una ricostruzione climatica a livello di area, ma con l’AI puoi trovare una chiave che ti fa passare dall’area al singolo punto. Ma in questo quadratino di territorio ci possono essere cose molto diverse». L’AI, debitamente addestrata, può colmare questa distanza.
Esistono però alcuni rischi, che Pasini ha riassunto: il cambiamento climatico è un “acceleratore generalizzato” di crisi; i data center non dovrebbero essere privati nella misura in cui non devono essere “parziali” nel modo in cui raccolgono e usano i dati; il paradigma “estrattivista” e la visione cartesiana della natura come risorsa plasmabile sono alla radice della crisi climatica e devono essere superati; il sovranismo come forma di egoismo è incompatibile con la gestione dei beni comuni globali.
Sentieri di speranza e occasioni di ottimismo, un percorso intergenerazionale.
«Io disaccoppierei la parola speranza dalla parola ottimismo, – chiarifica Morandini – perché l’ottimismo è lo sguardo di chi dice andrà tutto bene e questo è uno sguardo pericoloso, perché non andrà tutto bene da solo. Nemmeno mi piace, d’altra parte, lo sguardo di chi invece non riesce ad andare al di là della negatività, di questa oscurità che indubbiamente cogliamo presente nella nostra attualità, perché al mutamento climatico si intreccia questa umanità incapace di attivare le relazioni di collaborazione. La speranza, invece, è quella via stretta che anche nel tempo scuro è capace di individuare le tracce, le possibilità di costruire comunque futuri abitabili».
La speranza forse è proprio insita in questa consapevolezza: bisogna andare oltre le divisioni, fare comunità. «L’intelligenza artificiale e il cambiamento climatico sono fenomeni, tra virgolette, che abbiamo creato noi. – conclude Antonello Pasini – Aver scoperto che il cambiamento climatico e il riscaldamento globale sono di origine umana non è una sciagura, è una buona notizia. Perché se fosse stato naturale, non avremmo potuto far altro che difenderci. Così, invece, possiamo agire sulle cause per limitare gli effetti indesiderati. Dobbiamo aver fiducia nell’umanità, sappiamo che siamo peccatori, ma sappiamo anche che c’è un germe di bontà in fondo a tutti noi. In generale i giovani sono più propensi a pensare in positivo in questo senso, perché non sono stati travolti da tutte le esperienze negative che abbiamo avuto noi. Ecco, cerchiamo di non sopprimere questo germe di positività che hanno i giovani, ma anzi di coltivarlo e di avere un dialogo intergenerazionale con loro in maniera relazionale, umana e non virtuale, non digitale».
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