
padre Gaetano Montresor
Comboniano veronese, è stato missionario in Uganda e Congo. Oggi è Superiore della Comunità dei Comboniani di Padova.

Stefano Nassuato
Stefano Nassuato è un ingegnere gestionale e manager italiano, attualmente CEO di Regalgrid Europe.

Giulia Lorenzato
Referente sostenibilità di InfoCamere. Esperta in gestione ambientale, coordina l'efficienza energetica di edifici e data center.

Marco Zanetti
Professore Ordinario presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia "Galileo Galilei" dell'Università di Padova.
Il terzo e penultimo appuntamento del ciclo Accogliere i limiti, nel solco dell’enciclica Laudato Si’, si è configurato come un viaggio critico attraverso le contraddizioni dell’era digitale. L’incontro, organizzato dai missionari e laici Comboniani di Padova con il supporto della Fondazione Lanza, ha messo a nudo l’impatto ambientale di una tecnologia troppo spesso considerata «immateriale».
«Lo sguardo che vogliamo dare — ha spiegato nella sua introduzione padre Gaetano Montresor, superiore della comunità padovana — è sempre legato a questo limite che, accolto, diventa risorsa. Bisogna essere coraggiosi e liberi per entrare in relazione con queste due realtà, l’energia e il digitale, per comprenderne e regolarne il legame».
Il cuore tecnologico del dibattito è stato affrontato da Marco Zanetti, docente dell’Università di Padova, che ha analizzato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale smontandone il mito della leggerezza. L’IA è, in realtà, un sistema basato sulla «forza bruta» del calcolo. «Essenzialmente ci sono due fasi: quella di addestramento (training) e quella di utilizzo (inferenza). — ha spiegato il docente — L’allenamento consiste nel fornire al modello un’enorme quantità di dati per trovare il valore opportuno per ciascuno dei miliardi di parametri analizzati».
Un modello come GPT-4 ha richiesto mesi di addestramento, consumando energia nell’ordine dei gigawattora. Tuttavia, la vera sfida risiede nell’uso quotidiano: milioni di piccole «chiamate» all’IA pesano per l’80% del consumo totale, mettendo sotto pressione l’intero sistema energetico mondiale nonostante l’efficienza crescente dei processori.

ll connubio energia e tecnologia è da sempre parte anche del nostro immaginario. A rendere possibile i viaggi nel tempo, secondo il film cult anni ’80 Ritorno al Futuro, altro non è che una potenza di 1,21 gigowatt di energia elettrica per la quale sarà necessaria nientemeno che la scarica di un fulmine.
Dalla teoria alla realtà infrastrutturale, Giulia Lorenzato ha presentato il caso di InfoCamere, dando concretezza al concetto di cloud. Il data center di Padova, dove sono contenuti i dati di tutte le imprese italiane, consuma annualmente 9 milioni di kilowattora, quanto un paese di 6.000 abitanti. E il problema non è solo la potenza di calcolo, ma la dissipazione del calore.
«I data center scaldano molto e devono lavorare a temperatura costante. — ha precisato Lorenzato — Se per i nostri computer di casa è sufficiente una piccola ventola, nei grandi impianti si rende necessario l’uso costante di sistemi di condizionamento dedicati».
In questo contesto, le certificazioni ambientali diventano impegni quotidiani. Per contenere i costi e l’impatto, InfoCamere adotta strategie che vanno dall’efficientamento del fabbricato — banalmente la sostituzione degli infissi e l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla facciata che contribuisce, se pur in minima parte, a produrre parte dell’energia consumata — alla re-ingegnerizzazione degli impianti informatici, organizzati in apposite e più efficienti isole di calore.
Infine, Stefano Nassuato, CEO di Regalgrid Europe, ha spostato la discussione sul piano dell’etica. «Gli effetti della crisi climatica non sono distribuiti equamente. — ha denunciato De Vogli — Coloro che sono più esposti consumano meno energia e vivono in territori fragili, pagando il prezzo di un modello di cui hanno beneficiato solo parzialmente».
«La crisi legata al fossile è prima di tutto una crisi di modello energetico – ha messo poi in chiaro il manager – il loro è un modello centralizzato, è un modello estrattivo. Il fatto che chi controlla il mercato dell’energia fossile siano necessariamente pochi paesi che possiedono questi giacimenti, pone un rischio geopolitico che oggi non serve neppure illustrare».
L’alternativa è una progressiva democraticizzazione della produzione, principio alla base delle Comunità Energetiche Rinnovabili CER. In questo modello, ispirato alla sussidiarietà, il cittadino cessa di essere un consumatore passivo per diventare prosumer, produttore e consumatore. A differenza del nucleare — descritto come un’alternativa lenta e a tratti marginale — le rinnovabili permettono una redistribuzione del valore: «I benefici economici generati dalla condivisione dell’energia vengono infatti reinvestiti nel territorio e nel sociale», ha concluso il manager, tracciando la rotta per una transizione che sia anche una questione di giustizia.
a cura di
Gianluca Salmaso
