Diventiamo cittadini ecologici

Come promuovere una cittadinanza nel segno dell’ecologia integrale? È stata questa una delle domande guida del 20o seminario nazionale sulla Custodia del creato della Cei che si è svolto il 4 aprile scorso a Roma.

Per gentile concessione del settimanale la Difesa del Popolo, pubblichiamo integralmente la Rubrica mensile di Matteo Mascia, coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza.

Il seminario promosso dagli uffici nazionali di Pastorale sociale ed Ecumenismo e dialogo interreligioso nell’ambito delle attività del “Gruppo nazionale di studio per la Custodia del creato” ha inteso offrire un contributo ecumenico di riflessione sul rapporto tra democrazia e cura della casa comune al servizio del cammino preparatorio della 50a Settimana sociale dei cattolici in Italia che si svolgerà dal 3 al 7 luglio a Trieste.

A partire da uno sguardo retrospettivo sull’impegno delle Chiese per l’ambiente e sul rapporto tra politiche ambientali, partecipazione e cittadinanza, i contributi hanno evidenziato che il coinvolgimento delle persone e delle comunità è una dimensione indispensabile per realizzare le trasformazioni e i difficili cambiamenti necessari per rispondere alla crisi socio-ambientale.

Come peraltro ha più volte sottolineato anche papa Francesco: «Bisogna abbandonare l’idea di interventi sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante» (Laudato si’ 183).

Il contributo delle comunità cristiane, quali «seminatrici di cambiamento», è emerso chiaramente nei laboratori attraverso la voce dei molti partecipanti (oltre cento) appartenenti ai diversi mondi della pastorale, dell’associazionismo, della scuola, delle professioni che hanno fatto emergere le tante esperienze ed energie positive realizzate nei territori. Dalle iniziative di controllo e di denuncia di comportamenti e pratiche di inquinamento e degrado ambientale (Terra dei fuochi, Mamme no Pfas …), alle azioni di proposta e presenza negli spazi di partecipazione per stimolare le istituzioni ad adottare politiche per il bene comune, alla promozione di modelli di società più sostenibili e inclusive (associazioni di comunità, comunità energetiche rinnovabili, empori solidali, …), all’adozione di comportamenti e stili di vita volti ad una maggiore sobrietà e responsabilità sociale e ambientale.

Tutte queste azioni sono parte integrante di una vera cittadinanza ecologica in quanto capaci di contaminare il tessuto sociale, di essere generative, stimolare e dove possibile animare reti di relazioni cooperative e collaborative tra i diversi soggetti di un territorio (locale, regionale, nazionale, europeo…) per sostenere e accompagnare i processi di cambiamento in corso.

È in questa direzione che dobbiamo orientare il nostro agire perché, come sottolineato nel documento preparatorio della prossima Settimana sociale, «il vero punto dell’impegno, prima ancora della crisi climatica o della qualità della vita urbana, prima della creazione di legami di comunità, è la capacità di immaginare che possiamo vivere diversamente, che possiamo avere un rapporto più mite con la natura, che possiamo consumare meno e meglio, che possiamo muoverci senza inquinare, che possiamo produrre ricchezza senza devastare l’ambiente, che possiamo ripensare le nostre periferie».

La transizione eco-sociale ha bisogno prima di tutto di un cambiamento di mentalità e di uno sguardo positivo e aperto al cambiamento!

Matteo Mascia
Coordinatore del Progetto Etica e Politiche Ambientali della Fondazione Lanza

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