Settimane Sociali, Bignami: «Fornire occasioni e luoghi al confronto»

«Di cose diverse bisogna fare analisi diverse» don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, ha seguito più da vicino d’ogni altro l’organizzazione delle Settimane Sociali di Trieste e di Taranto. Dalla sua scrivania sono passate scelte, decisioni ma anche istanze diverse che hanno portato, di concerto con il Comitato scientifico, all’esperienza triestina che delegati, esperti e tanti curiosi hanno potuto vivere.

Due Settimane Sociali diverse tra loro, due esperienze anche di condivisione, quelle di Taranto e di Trieste, che il Direttore invita a leggere singolarmente, considerando tanto le tematiche affrontate quanto la diversità di stili adottati anche in luce della pandemia che all’epoca ridusse molto le occasioni effettive di confronto tra i delegati e con la città.

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E poi la conclusione delle Settimane, ma non dei lavori, affidata nel luglio scorso al Santo Padre che ha arricchito ulteriormente un percorso iniziato con le parole del Presidente della Repubblica lasciando però anche il tempo al Comitato scientifico di raccogliere le idee, le proposte e le indicazioni che i singoli gruppi di lavoro – riuniti attorno a quel metodo che abbiamo imparato a conoscere – avevano prodotto durante intense giornate di confronto.

Don Bignami, qual è il messaggio che è emerso da questa 50° edizione delle Settimane Sociali?

Il Comitato sta lavorando sulle proposte emerse dai tavoli di lavoro a cui hanno preso parte i delegati e ci sarà una restituzione il 3 settembre. Prima è difficile capire quali proposte sono fattibili.

Le sue impressioni a caldo quali sono state, invece?

Al primo impatto, dalle proposte emergono livelli differenti: ce ne sono alcune di carattere pastorale e altre più legate a scelte economiche e politiche. Per quanto riguarda il livello pastorale ci sono già alcune questioni evidenti: dare più forza alla formazione sociopolitica a livello sia esperienziale che, soprattutto, attraverso il coinvolgimento dei giovani e associandola alla pastorale sociale giovanile. Fornire poi occasioni e spazi di confronto per le persone che sono impegnate nell’amministrazione locale e nella politica. Si tratta, insomma, di abituare i cattolici al confronto e a ritrovarsi, anche se militano in schieramenti diversi.

Un vero cammino al cuore della democrazia.

Il terzo elemento che mi sembra sia emerso forte è proprio creare pratiche di partecipazione sui territori: a Trieste abbiamo vissuto alcune prassi della partecipazione da non sottovalutare, dalle Piazze alle buone pratiche che si sono fatte conoscere, e poi i laboratori attraverso il metodo di discernimento comunitario.

«È necessario il coinvolgimento delle comunità, perché «ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali» (LS 219). La conversione comunitaria supera le sole iniziative dei singoli per stringere modelli relazionali diversi che portano a cooperazione, alleanze, leggi, condivisione di intenti, unione di forze».

Don Bruno Bignami, La giusta transizione come conversione. Il contributo della pastorale, contenuto nella Rivista “Etica per le professioni” | 2021

Di tutte le esperienze vissute in queste Settimane Sociali, quale merita d’essere valorizzata?

Un modello che bisogna approfondire. rilanciare trae fondamento nella Settimana Sociale precedente ed è quello delle Comunità energetiche rinnovabili. Lì, nelle CER, c’è un potenziale sia di fedeltà alla Laudato Si’ che di comunità da far crescere e su cui vale la pena investire nei prossimi anni.

Don Bruno Bignami, in prima fila, a Roma con i giovani delle Settimane Sociali

E dalle buone pratiche presenti a Trieste, invece, quale lezione possiamo trarre?

Bisognerebbe acquisirne lo stile, lo stile dello star dentro le cose, del leggere i segni dei tempi nel territorio e dar risposta ai problemi che si pongono attraverso delle scelte chiare.

Gianluca Salmaso

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